Economia

Romano Prodi

Finanziaria. Prodi all'UE. "Lasciateci governare"

di Fabrizio Finzi

11-10-2007

È un Romano Prodi da battaglia quello che si è visto ieri a Bruxelles. L'Italia è "rigorosa nel rispettare le promesse fatte" all'Unione europea, tanto che la finanziaria 2007 è stata di lacrime e sangue per correggere velocemente "l'altissima crescita della spesa pubblica" durante il governo Berlusconi. Ma oggi, per piacere, "lasciateci governare"

BRUXELLES. L'Italia è "rigorosa nel rispettare le promesse fatte" all'Unione europea, tanto che la finanziaria 2007 è stata di lacrime e sangue per correggere velocemente "l'altissima crescita della spesa pubblica" durante il governo Berlusconi. Ma oggi, per piacere, "lasciateci governare".

È un Romano Prodi da battaglia quello che si è visto ieri a Bruxelles. Tra mille incontri destinati a costruire un rapporto sempre più stretto tra l'Italia e la Commissione europea, il premier ha scelto l'attacco proprio nei corridoi dei palazzi delle istituzioni comunitari, a lui così cari. Ma niente deroghe alle nostalgie e nessuno sconto alla Commissione:

"La politica economica dell'Italia la decide il mio governo", ha scandito rivolto ai rigidi custodi dei conti europei ed ai cultori più ortodossi del Patto di Stabilità.

E lo ha ripetuto più e più volte, prima a palazzo Barleymont, sede della Commissione; quindi a palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio. Ora basta: "Lasciateci governare", non si "può soffocare" il Paese se l'obiettivo é quello di uscire dalle secche. Si rivolge prima al commissario Joaquin Almunia, già bacchettato ieri; quindi al suo successore alla presidenza della Commissione, il portoghese José Manuel Durao Barroso. E, per finire in bellezza, lo ripete ancora una volta nel pomeriggio: questa volta a Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia.

"La manovra 2007 è stata definita ‘impressive" dall'Ocse" per la sua durezza ed i risultati raggiunti, ha ricordato il presidente del Consiglio. "Ma può essere "impressive" una volta, tutte le altre deve essere ‘intelligent'". Già perché l'intero ragionamento del premier si basa su un punto fermo: aumentare la crescita e "non frenare la domanda interna".

"È facile dire ‘usa tutte le risorse per ridurre il debito", si è sfogato Prodi con i giornalisti in serata. Ma il presidente del Consiglio se l'é presa anche con anonime "anime belle" che "criticano le decisioni prese" senza tenere conto che "una correzione deve essere fatta aiutando il Paese a crescere e non a metterlo in crisi".

Prodi, prima di rientarare a Roma, ha confermato di non aver né incontrato Almunia né di averlo sentito al telefono. Ma "le cifre sono quelle", ha spiegato. Tutti sanno che "l'Italia ha rispettato i patti e non lo dico io ma Eurostat, ripeto Eurostat", ha sillabato riferendosi all'Istat europeo. Cifre che Almunia dovrebbe conoscere bene. Così come quelle che certificano come "con il mio governo il debito si è ridotto e con quello precedente si è alzato".

C'é stato tempo anche, in questa frenetica giornata a Bruxelles, per assicurare ai suoi alleati che non intende far passare "patrimoniali" dell'ultima ora o "misure di breve respiro": "Solo misure che massimizzano lo sviluppo a medio termine sono uno strumento reale per diminuire il debito".

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