Economia

Mario Draghi

Draghi: "Troppe tasse". Il governatore di Bankitalia depone in Commissione

11-10-2007

ROMA. Non riduce la spesa pubblica e mantiene elevata la pressione fiscale. La Finanziaria 2008 non passa l'esame di Bankitalia, che registra risultati "modesti" sui conti pubblici, soprattutto in considerazione della presenza di un extragettito negli ultimi due anni. Spesa e entità del tesoretto destano "perplessità" anche nella Corte dei Conti che dà un giudizio severo della manovra e chiede chiarimenti sul calcolo delle entrate perché quelle risorse in più, destinate in larga parte a maggiori spese, potrebbero risultare a fine anno inferiori di 3,6 miliardi rispetto alle stime. In diciassette cartelle particolarmente dettagliate, Mario Draghi, spiega le ragioni dei suoi timori, a cui vanno aggiunte quelli per l'accordo raggiunto sulle pensioni ("attenua la riforma del 2004"), mentre andrebbe elevata l'età per il ritiro dal lavoro.

L'antidoto individuato dal governatore per sostenere il potenziale di crescita del paese è preciso: un'alchimia virtuosa generata da un'azione incisiva di riduzione del carico fiscale, sia sulle imprese sia sul lavoro. Un taglio del prelievo da finanziare con riduzioni della spesa.

La sfida riassume quindi il governatore sta nel "rallentare in modo forte la spesa primaria corrente e nel ridurre il carico su lavoratori e imprese". E sempre a proposito di tassazione Draghi risponde ai parlamentari che gli chiedono un giudizio su un eventuale prelievo unico sulle rendite finanziarie, intermedio tra le attuali aliquote del 12,5 e del 27 per cento.

"È una decisione politica", puntualizza, che presenta dei "vantaggi in merito alla neutralità" dell'imposizione e i problemi di transizione, ma pone il problema della scelta tra limitare l'aliquota alle nuove emissioni o estenderla allo stock esistente. Per questo bisogna "valutare con attenzione le implicazioni di questa scelta", tenendo presente che limitarla alle nuove emissioni comporta "un gettito non straordinario".

C'é inoltre, secondo il governatore, da tenere presenti le "conseguenze che un aumento della tassazione può avere sui tassi di interesse". Nella sua "testimonianza" al Parlamento sulla finanziaria, Draghi ribadisce infine la delusione per il rinvio "rischioso" nel perseguimento degli obiettivi di bilancio.

"La decisione di posticipare ancora gli interventi sulle spese accresce le manovre correttive necessarie per il raggiungimento del pareggio nel 2011 - afferma -. Vi è inoltre il rischio che in futuro condizioni cicliche più difficili possano rendere ancora più complesso il risanamento oggi posposto".

Alle osservazioni di Draghi si legano le "preoccupazioni" espresse dal presidente della Corte dei Conti, Tullio Lazzaro, nella sua audizione al Senato immediatamente prima del governatore.

"Perplessità - ha detto Lazzaro - non possono che accentuarsi in presenza di una reiterazione della decisione di non destinare l'extragettito emerso in settembre a riduzione del disavanzo tendenziale e del debito; decisione che tra l'altro viola il principio fissato dallo stesso governo in sede di Dpef di una copertura dei maggiori oneri esclusivamente con correzioni di spesa".

Inoltre, sottolinea la magistratura contabile, potrebbero mancare all'appello 3,6 miliardi rispetto ai 5,9 stimati nella nota di aggiornamento. "Tenendo conto dell'andamento di tutte le entrate correnti o dell'aggregato che comprende solo le entrate tributarie ed i contributi sociali - avverte Lazzaro - va chiarito" come sia stato calcolato l'extragettito, "perché in base al monitoraggio condotto dalla Corte dei Conti risulta un andamento fortemente negativo delle entrate erariali extra tributarie".

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