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Luca Toni

Calcio. Nazionale. Toni tedesco d'Italia

12-10-2007

FIRENZE. Luca ‘Tor' (il dio del tuono e della guerra della mitologia germanica), come lo ha ribattezzato la Bundesliga per la sua confidenza con il gol, fa il tedesco anche in nazionale. "Iaquinta assomiglia a Klose, se gioca possiamo riproporre una coppia simile a quella del mio Bayern - dice Toni - Miroslav non è solo una prima punta, è fortissimo, e anche Vincenzo è uno dei pochi attaccanti a poter ricoprire diversi ruoli".

L'aria di Germania fa sempre bene agli azzurri, dal 2006 in poi fino all'exploit a Monaco del centravanti ex Fiorentina. Sereno e in gran forma al suo ritorno al centro dell'attacco azzurro, dopo l'infortunio che lo tolse di mezzo per Italia-Francia, Toni si prende le sue responsabilità. "Le parole di Riva fanno un'immenso piacere, lui è il capocannoniere azzurro di tutti i tempi", dice l'azzurro commentando l'investitura di miglior centravanti azzurro degli ultimi anni.

Domani a Genova contro la Georgia dovrà farsi carico di questa Italia "obbligata a vincere": un po' per lo strepitoso momento di forma certificato dai 10 gol segnati con la maglia del Bayern, e molto perché in questo gruppo è uno dei pochi Campioni rimasto, l'unico titolare in attacco. "So che tutti mi aspettano, e mi prendo la mia parte di responsabilità: anche se non mi sento il salvatore della patria".

I numeri, però, dicono pressappoco quello. Dodici reti in 28 presenze, tra cui quella decisiva all'esordio a Palermo contro la Norvegia nell'era Lippi, e la doppietta a Bari contro la Scozia, nel marzo scorso. Chissà che non sia determinante anch'essa, nella sfida con gli scozzesi per un posto a Euro 2008. "La differenza tra quest'Italia e quella mondiale sta qui: ora tutti si aspettano che andiamo all'Europeo e lo vinciamo", sottolinea Toni. Il quale dunque di ricambio generazionale non vuol sentir parlare. "Mi fa una certa impressione, perché anche io sto tra i più vecchi - dice dall'alto dei suoi 30 anni - Mi sa che è meglio se i giovani aspettano ancora un po'...".

Cosa peraltro non difficile, vista la tendenza della serie A. "Il mio Bayern potrebbe competere benissimo con l'Inter per lo scudetto - assicura il centravanti - Però una differenza c'è: in Germania tutte le squadre hanno un blocco di giocatori tedeschi. In Italia invece... Si dovrebbe puntar di più sui giovani italiani. Pazzini ha un grande futuro, e forse dopo tante coccole le critiche gli fanno bene. Ma guardate Giuseppe Rossi - aggiunge - al Parma era impressionante, così giovane e già in grado di far la differenza. Eppure nessuna squadra italiana ha creduto in lui".

Diverso il discorso personale, anche se il treno italiano di Toni si chiamava Inter, ed è passato. "Non ho rimpianti di non esser andato all'estero prima. Del Piero? No, a lui non lo consiglierei: non vedo una Juve senza di lui, e per tutto quel che ha dato credo il club gli debba riconoscenza. Io - prosegue Toni, vero e proprio uomo copertina in Germania e idolo per le ragazze - a parte un po' di nostalgia di casa sto benissimo. Gli italiani di Germania mi ringraziano di essere arrivato, i tedeschi ci stimano, e non è cambiato nulla neanche dopo la strage di Duisburg. Ho superato i problemi fisici, mi sento più forte per questo, e l'ambientamento è stato rapidissimo".

Così ora oltre allo scudetto può sognare oltre una seconda Scarpa d'oro ("tengo più a quello che alla mancata candidatura del Fifa World Player, ma l'assenza di Totti e Ibrahimovic è davvero uno scandalo"), da festeggiare alla bavarese. "Siamo stati con tutta la squadra all'Oktoberfest, strano e divertente", chiude Toni-gol. Anzi Toni-tor, perché Donadoni spera che anche a Genova sia festa d'ottobre.

 

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