Economia

La sinistra si divide di fronte al welfare di Prodi

13-10-2007

ROMA - Il protocollo sul welfare divide la sinistra. Le modifiche introdotte in corsa dal governo all'intesa firmata il 23 luglio con le parti sociali hanno avuto l'effetto di spaccare a metà i quattro ministri della Cosa Rossa: Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio, seppur con riserva, alla fine hanno detto sì al ddl; mentre Paolo Ferrero e Alessandro Bianchi hanno confermato l'astensione.

La divisione dei ministri rappresenta, se non uno stop al processo unitario della sinistra, di certo una brusca frenata che precede solo di una settimana l'altro grande scoglio con cui dovrà fare i conti. Sabato 20 ottobre, infatti, ci sarà la manifestazione contro il protocollo sul welfare a cui prenderà parte solo mezza 'Cosa rossa': Rifondazione e Pdci, che saranno in piazza per rilanciare richiesta di ulteriori modifiche al testo in  Parlamento; mentre Verdi e Sd restano a casa.

Un invito affinché la sinistra ascolti il "malessere" degli operai arriva dal presidente della Camera Fausto Bertinotti, che in un'intervista riconosce nel referendum "una grande prova di democrazia", ma contemporaneamente mette in guardia da eventuali "strumentalizzazioni del Sì per impedire al Parlamento di migliorare l'accordo".

I distinguo ma, nel giorno del varo del ddl, a sinistra provano a ritrovare il bandolo dell'unità. A gettare acqua sul fuoco ci pensano Ferrero per Rifondazione e Pecoraro Scanio, leader de Verdi. "Non c'é nessun problema per la Cosa Rossa", dice il ministro comunista al termine della riunione del governo a Palazzo Chigi. Parole a cui fa eco il ministro dell'Ambiente: "Continueremo l'alleanza arcobaleno mantenendo ferma l'autonomia di pensare e dare giudizi".

Verdi, Rifondazione, Pdci e Sd si riuniranno lunedì con tutti i gruppi parlamentari per discutere in prima battuta della finanziaria, ma anche delle modifiche all'intesa sul welfare. Nonostante la prudenza, nei quattro partiti non si nasconde la delusione per aver visto falliti i tentativi di mediazione dei giorni scorsi. Nel Prc nessuno parla di crisi, anche se ha provocato "dispiacere" il voto a favore di Mussi, sul quale si ritiene abbia molto pesato la componente Cgil della Sd. Rifondazione, insomma, vede l'unità a sinistra come un processo avviato, ma riconosce le differenze tra i diversi soggetti politici.

Stesso discorso vale per il Pdci che però, a differenza di Rifondazione che lavora per tenere aperto il dialogo con tutte le forze della sinistra, sottolinea con soddisfazione il fatto che 'l'assé Prc-Pdci abbia tenuto. Il partito di Oliviero Diliberto minimizza poi la differenza con Mussi e Pecoraro, un atteggiamento che "tutti si aspettavano".

A mettere ancora più in evidenza le differenze è l'analisi del voto che si fa nei Verdi, dove si sottolinea come le modifiche apportate al testo siano un notevole passo in avanti. Tanto che, spiega un dirigenti del Sole che Ride, "se non ci fossimo divisi, potevamo metterci il cappello della sinistra. Ora invece il merito cercherà di prenderselo il Pd...".

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