L'Articolo

Calcio. De Rossi 10 e lode.

15-10-2007

FIRENZE. Chiede indietro il suo numero 16 sulle spalle, Daniele De Rossi, perché in Nazionale il 10 gli è stato dato dopo l'addio di Totti e per chiudere la polemica su un rapido passaggio per le spalle di Cassano. "Quel numero è di giocatori con tutt'altre caratteristiche rispetto alle mie, di quelli che nascono una volta ogni dieci anni. Io rivorrei tanto il mio amato 16, la data di nascita di mia figlia", confessa il centrocampista al ritorno nel raduno azzurro di Coverciano, in vista del test Italia-Sudafrica.

E invece, oltre a quel numero impegnativo, gli toccherà portare per la prima volta dall'inizio la fascia di capitano, e far da chioccia a un gruppo di azzurrini giovani o meno giovani con la testa al Sudafrica, ma quello del Mondiale 2010.

"Sogno di giocarmi quel Mondiale", ha confessato Nocerino, uno per il quale il modello di riferimento è De Rossi, appunto, capitano a 24 anni e con già 29 presenze azzurre. D'altra parte, leader si è dentro, non si diventa. "Sarebbe grave per noi non riuscire ad andare all'Europeo", dice De Rossi, con una sicurezza pari a quella mostrata in campo. "Sabato a Genova ho visto un'Italia vincente, divertente non so: spettacolo alla Nazionale non si può chiedere facilmente, non è un problema di questa gestione tecnica. È sempre stato così, l'Italia non è mai stata un Barcellona della nazionali...".

Eppure il romanista è talmente convinto della forza di questa squadra, per metà veterani mondiali e per metà nuove forze, da scommettere su una vittoria in casa della Scozia, a novembre. "Sì è una finale, magari non proprio come quella del Mondiale - dice rispondendo al paragone fatto da Donadoni - In fondo qualificarci è più facile di quel che sembra: dobbiamo vincere a Glasgow. Loro non hanno mai perso in casa in questo girone, noi ma vinto a Glasgow nella storia: ma possiamo sfatare questo tabù. Tranquillamente".

Dalla loro, gli scozzesi avranno soprattutto lo stadio. "L'ambiente è terribile, elettrizzante: nel 2005 quando tutto lo stadio cantava il loro inno mi venne la pelle d'oca - ricorda De Rossi - Per gli scozzesi la nazionale è come un club, hanno gruppi di tifosi organizzati, giocano sempre nello stesso stadio. Forse farebbe bene anche all'Italia, lo dicevamo giorni fa guardando il Marassi: magari però se la nazionale torna ogni mese nello stesso posto le gente non va più a vederla".

Ribadita la propria compatibilità con Pirlo anche in chiave scozzese ("mi è capitato di giocar male con Gattuso e male con Pirlo..."), il prossimo capitano azzurro esprime l'auspicio che la Georgia fermi la Sozia ("io ci credo") e si dedica a far da chioccia a chi si affaccia o riaffaccia all'azzurro, anche se parla in negativo del nonnismo: "La vicenda bullismo? C'è nelle scuole, c'è nelle scuole calcio: a me non piacciono neanche quelli che giocano a fare i nonni".

Per questo abbraccia uno dei nuovi arrivati. "Di Montolivo mi parlava mio padre quando allenava gli allievi: l'ho sempre ammirato - rivela De Rossi - Gilardino sarà la punta di diamante di questa Nazionale per i prossimi 10 anni. Quanto a Cassano, in azzurro avrebbe dovuto stare in pianta stabile da sei o sette anni: ma nulla è perso, tornerà con noi".

E a proposito di ritorni, c'è l'ipotesi Lippi. "Se ne parlassi sarei frainteso: dico solo che non lo dimenticherò mai, mi ha fatto del bene come calciatore e come uomo. Ma ora - la conclusione - c'è Donadoni. Speriamo di continuare ad esser contenti e vincenti". Certi numeri, quando li hai sulle spalle, non te li puoi più scrollare di dosso.

 

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