L'Articolo

Carlos Alberto Parreira

Parreira: gestire una Nazionale campione del mondo è vita dura

17-10-2007

IENA. Sostiene Parreira che Roberto Donadoni va capito, gestire una Nazionale campione del mondo è vita dura. A quelle scomodità, però, il successore di Lippi si è oramai abituato. Così alla vigilia dell'amichevole Italia-Sudafrica ringrazia il tecnico brasiliano che dopo averlo battuto nella finale di Usa '94 lo allenò ai Metrostar, e ora lo sfida alla guida dei Bafana Bafana. Ma precisa che del futuro gli interessa "quello dell'Italia", più che il suo.

Non lo scuotono i mugugni sul mix di giovani e seconde linee chiamate per il test di oggi. E neppure l'idea di doversi giocar tutto nei successivi 90' di Scozia-Italia, la sfida finale del prossimo 17 novembre, pena l'addio alla panchina azzurra. "Sarà bello giocarci quella finale, un po' meno veder giudicato un anno di lavoro solo da una partita - ammette il tecnico dell'Italia - Però al mio futuro non penso, sono abituato a guardare al presente".

Ovvio che potesse esprimersi sulle primarie del prossimo ct, si rivoterebbe. L'urna però non sarà mai aperta, così Donadoni preferisce guardare oltre solo per l'Italia che oggi allena, domani chissà. "Non accetto che si parli di Italia A o Italia B, esiste la Nazionale e basta: ho l'obbligo di provare giocatori in partite come quella di domani - sottolinea - Anche io quando ho collezionato la mia presenza numero 1 ero uno ‘sperimentale', poi sono arrivato a quota 50", ricorda l'ex ala destra azzurra e del Milan, che quando scenderà sul terreno di Siena saprà già se la Georgia è riuscita a fargli il favore di fermare la Scozia con un pari: "Conto sulle mie forze, ma un bell'aiuto non dispiacerebbe".

Oggi, contro la Nazionale allenata da Carlos Alberto Parreira, darà intanto un'opportunità a diversi di quei ragazzi già individuati come protagonisti del ricambio generazionale: Chiellini in difesa a sinistra, Montolivo in coppia con De Rossi, Rosina dietro Lucarelli: gli ultimi due innesti sono debuttanti (che in tutto potrebbero salire a sei, tanti quanti sono i cambi previsti). Lo schema, invece, è il tradizionale 4-2-3-1, un ripasso per chi ci sarà anche tra un mese a Glasgow. Nel secondo tempo spazio a Gilardino, uno dei bravi ragazzi che piace tanto a Donadoni.

"Per la sua professionalità, per la serietà, merita aiuto: in questo sarà sempre privilegiato da me. Anche se, sia chiaro, questa volta la convocazione se l'è meritata appieno, non è un incoraggiamento", spiega il ct. L'attaccante del Milan, ribadisce Donadoni, è il futuro di quest'Italia, magari per un altro Sudafrica, quello del 2010 quando la Nazionale dovrà - se qualificata - difendere il titolo conquistato a Berlino. "Non avrebbe alcun senso, il mio lavoro, se non tenessi conto dei ragazzi che arrivano dall'Under 21 e non guardassi avanti. Certo - ammette - con un'Italia così assemblata metto anche alla prova eventuali ricambi per la partita in Scozia. E pazienza se un cattivo risultato porta critiche".

Semmai, tiene a ribadire Donadoni con un sussulto di orgoglio, è stata coraggiosa la sua scelta di non nascondersi dietro i campioni: "La storia delle amichevoli è sempre la stessa: anche alla prima, a Livorno, avrei potuto chiamare i campioni per nascondermi dietro di loro. Avessimo perso, le critiche sarebbero state per loro. Ma alibi non ne cerco, nel mio lavoro. Può darsi - fa notare il ct - che alla lunga questo modo sia penalizzante per me: ma non posso fare altrimenti".

 

Il palinsesto di oggi