Economia

Il petrolio fa novanta. Anche la soglia dei 90 dollari è superata

19-10-2007

ROMA. Anche la soglia dei 90 dollari è superata. Il petrolio ha sfondato una nuova porta nella sua corsa verso i 100 dollari, un valore che solo qualche anno fa non veniva nemmeno ipotizzato dagli esperti del settore e che adesso invece è diventato uno spauracchio che si agita dietro l'angolo.

È la prima volta nella storia delle quotazioni del petrolio, che un barile di greggio arriva a superare i 90 dollari: per l'esattezza, al New York Mercantile Exchange, il Nymex, il futures con scadenza a novembre su un barile di "light sweet crude" si è issato fino a 90,07 dollari, in una seduta comunque estremamente volatile che ha riportato i prezzi vicini ai minimi di giornata poche ore dopo aver toccato il nuovo record.

Continua così la corsa inarrestabile dell'oro nero, che in una sola settimana ha messo a segno un +12,5%. Un rincaro "pesante da assorbire", sottolinea dal G7 di Washington il ministro per l'Economia, Tommaso-Padoa-Schioppa, ricordando comunque che "aiuta l'euro forte, perché ci riduce di molto la bolletta petrolifera". Il problema dell'energia comunque - aggiunge - "ci accompagnerà per molti anni".

In vista dell'inverno, storicamente, il petrolio ha sempre registrato rialzi per i costanti timori di approvvigionamento prima della stagione fredda, ma in questi giorni il greggio sembra pagare in modo particolare soprattutto l'eccessiva debolezza del dollaro nei confronti dell'euro, che nei primi scambi della mattinata ha toccato gli 1,4319 dollari, per poi ripiegare leggermente.

A tutto questo si aggiungono poi le tensioni internazionali nei Paesi produttori. In particolare, destano preoccupazione gli attriti che si registrano tra la Turchia e il Partito dei lavoratori curdo (Pkk), che potrebbero sfociare in un'invasione della Turchia nel nord dell'Iraq, Paese le cui riserve di greggio sono inferiori solo a quelle di Arabia Saudita e Iran e che potrebbe ridurre o interrompere le consegne a seguito dell'invasione.

Difficile che, a questi livelli di prezzo, le organizzazioni internazionali rimangano inerte. La prima reazione potrebbe arrivare dall'Opec, che si riunirà in Arabia Saudita a metà novembre e sicuramente affronterà la questione, con un possibile aumento della produzione di greggio.

Allo stesso tempo, però, un prezzo del petrolio così elevato rappresenta, come la Bce non ha mai dimenticato di sottolineare, un elevato rischio dal punto di vista della dinamica dei prezzi. Al momento l'istituto di Franco-forte dispensa ottimismo, e non vede "ragioni di preoccupazione", come ha dichiarato Axel Weber del consiglio Bce, sottolineando di prevedere che i prezzi "si stabilizzeranno", visto che i picchi attuali "non sono permanenti".

Il presidente dell'Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, ammette che l'evoluzione dei prezzi dell'oro nero "è imprevedibile", perché "non dipende dal mercato". Secondo De Vita, "non è possibile, a questo punto, fare nessuna previsione" sul raggiungimento o meno di quota 100 dollari, ma è doveroso ringraziare la forza dell'euro: se il cambio con il dollaro fosse rimasto ai livelli dell'anno scorso, l'attuale caro greggio si sarebbe tradotto in un onere aggiuntivo di 3 centesimi di euro in più per ogni litro di benzina.

 

 

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