Economia

Barilla. Inaugurato il secondo pastificio Americano

di Riccardo Chioni

19-10-2007

AVON (NY). Metti uno stabilimento Barilla di 350 mila piedi quadrati e anche un posto sperduto come Avon nell'Upstate New York appare subito sulla carta geografica.

L'inaugurazione del secondo stabilimento Barilla per la produzione di pasta è avvenuta ieri alla presenza delle autorità locali, del console generale a New York, Francesco Talò, del direttore dell'Ice Aniello Musella, Kris Balderson, capo del gabinetto del senatore Hillary Clinton, Kirk Trofholz responsabile dell'azienda di Parma negli Stati Uniti, i senatori statali Catherine Young e Daqle Volker, i deputati statali Daniel Burling e Joseph Errigo e il sindaco di Avon, Thomas Vonglis.

Una cosa è certa e su cui tutti concordano: la nuova fabbrica di pasta Barilla porta prosperità in questa zona ad un centinaio di miglia dalle Cascate del Niagara dove un tempo era la Kodak a offrire posti di lavoro locali.

Guido Barilla, ad America Oggi dice che l'investimento ad Avon non è indifferente. "Lo stabilimento coprirà il fabbisogno dell'intera area nord orientale degli Stati Uniti, che vede oggi la maggiore concentrazione dei consumi di pasta, oltre il 50 per cento del mercato totale".

Per il momento nel nuovo stabilimento costato 75 milioni di dollari sono attive due linee di produzione a cui presto se ne aggiungeranno altre due.

Guido, Luca e Paolo Barilla, rispettivamente presidente e vice presidenti hanno raccontato di avere valutato decine di lotti in tutti gli Stati Uniti, prima di optare per la locazione di Avon ritenuta "una situazione strategica, anche perchè qui nella East Coast c'è il maggiore consumo" ha detto il presidente dell'azienda di Parma che durante la cerimonia del taglio del tradizionale nastro si è commosso.

Dall'ottobre del 2005, quando la scelta era caduta su questa località, lo stabilimento è diventato realtà nel giro di un anno e mezzo. "Qui si produce un prodotto identico a tutti gli altri stabilimenti. Le miscele sono le stesse, la formula è identica" ha sottolineato Guido Barilla. Sono trascorsi dieci anni dall'apertura del primo stabilimento Barilla in Iowa e l'azienda di Parma ha guadagnato quote anche a scapito della concorrenza.

Intanto - durante la cerimonia - dall'Italia è giunta la notizia che a Barilla è stato assegnato il Premio Italia che gli sarà consegnato prossimamente a Napoli. "La famiglia media americana - ha proseguito Guido Barilla - ha preso l'abitudine di sedersi per il sunday dinner e portare in tavola la pasta" e entro la fine dell'anno gli americani ne avranno consumato qualcosa come 170 mila tonnellate (compreso il Canada).

Mentre continua la campagna pubblicitaria sul pianeta America che - assicura Guido Barilla - "è basata sulla semplicità, ma soprattutto ideata per trasmettere la tradizione italiana". Inutile dire che il taglio di pasta preferito dagli americani è lo spaghetto che supera quella corta al 55/44 per cento. "Il nostro primo pensiero - aggiunge il presidente - va agli italoamericani. Questo è un tributo agli italiani che venendo negli Stati Uniti hanno portato con loro la tradizione della pasta che ha determinato il nostro successo in questo Paese".

La Barilla è già l'azienda leader negli Usa per la vendita di pasta e ora - sostiene Guido Barilla - si punta a conquistare il 40 per cento della quota di mercato. Il presidente ha sottolineato che per assicurare un prodotto di qualità superiore il personale assunto in loco è stato addestrato molto tempo prima dell'apertura dello stabilimento con viaggi in Italia e con la supervisione ad Avon del personale arrivato da Parma.

L'azienda italiana arriva ad Avon e si fa notare anche per il trattamento del personale, anzitutto offrendo benefici al personale senza dubbio fuori dagli schemi tradizionali americani qui ad Avon.

La ristorazione fa la sua parte nel consumo della pasta Barilla. L'industria assorbe 23-24 mila tonnellate, ovvero il 15 per cento del totale venduto nella ristorazione. "Siamo qui per restare a lungo" ha precisato Barilla che conta di aumentare il consumo attuale di 4 chili all'anno, per avvicinarlo a quelli italiani che si avvicinano a 28 chili di pasta servita ogni anno sulle tavole degli italiani.

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