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Totti si fa male quasi subito ma Vucinic scaccia la crisi

23-10-2007

ROMA. C'è aria d'Europa, c'è profumo di Vucinic. Un gol fantastico del montenegrino, che con la sua Nazionale segna sempre mentre con la Roma in Italia fatica persino a giocare, ha scrollato di dosso all'Olimpico tutta la paura di una serata no, degna di un quadro di ‘Roma-sparita', e ha regalato un 2-1 preziosissimo contro lo Sporting Lisbona, vero e proprio avversario diretto per la qualificazione alla seconda fase di Champions.
Segna Vucinic, il vice-Totti, grazie al fatto che proprio Totti si fa male quasi subito, ed il mancino deve entrare al suo posto: ma la Roma è impaurita, svagata a tratti, irriconoscibile rispetto al bel giocattolo di qualche tempo fa. Nervosissimo persino Spalletti, che ha rimproverato i suoi spesso e volentieri, monumentale Juan e indispensabile Doni: la gara contro lo Sporting Lisbona - gara spareggio per il tecnico giallorosso - riporta ossigeno in casa romanista, annebbiata negli ultimi tempi.
Senza il capitano, Aquilani, Taddei, e Perrotta, la squadra fa quello che può, e non è sembrato molto. La partita di Totti intanto dura in tutto 5': giusto il tempo di provare a battere una punizione fuori dall'area con una formula leggermente cervellotica - tocco di De Rossi, controtocco di Pizarro a fermare il pallone - e dare il tempo al difensore portoghese di fiondarsi sul capitano che incoccia il piede dell'avversario. La botta è tremenda. Si è temuto subito il peggio: Totti è stato fuori campo 4' poi è rientrato ma in pratica ha camminato per i rimanenti 30'. Tardiva a quel punto la provvidenziale sostituzione con Vucinic, avvenuta solo al 35'. La Roma fino a quel punto aveva giocato con un uomo in meno, e a questo si deve aggiungere un Giuly che girava a vuoto, Mancini inguardabile e senza mai puntare lo spazio, Cassetti in formato paracarro a cercare spazi impossibili nell'attenta difesa dello Sporting.
Il vantaggio romanista su calcio d'angolo tutto era fuorché meritato: combinazione Pizarro-Totti-Pizarro, tiro deviato in angolo, corner e Juan che svetta. Sbloccato il risultato tutti si aspettavano che la Roma stessa si sbloccasse e invece, come da troppo tempo, la Roma si perde.
Dopo soli 3' ecco che Pizarro non segue il suo avversario sulla fascia ossia Abel che crossa tranquillamente: in area Mexes si fa sovrastare da Liedson che di testa pareggia. Per tutto il resto del tempo c'è solo un duetto Mancini-Totti, con il capitano che in area tutto libero spara fuori. Lo Sporting tiene palla e gestisce il centrocampo dove ha sempre un uomo in più: il muro biancoverde tiene bene. Ma siccome quando piove in casa Roma spesso diluvia, in apertura di ripresa ecco Mancini fallire un calcio di rigore che avrebbe cambiato la partita al pronti-via: era stato Vucinic furbissimo a farsi mettere giù in sandwich da Tonel e Veloso dopo una discesa in area di Cassetti. Palla sul dischetto e tiro parato da Tiago, rabbia e disperazione romanista e di Mancini in particolare.
Bambola vera per il brasiliano che al 13' si mangia un altro gol su cross di Tonetto. E buon per la Roma che c'è Doni: 1' dopo salva su tiro pericoloso di Izmailovic, poi sbroglia qualche matassa pericolosa in area. La confusione è tanta, in casa romanista, e lo Sporting se ne accorge: Spalletti anche è in confusione e lascia in campo l'evanescente Giuly senza dare manforte al centrocampo, sempre in difficoltà numerica. Ma l'allenatore è nervosissimo e riprende spesso la squadra, per poi esultare come un forsennato al colpo di genio di Vucinic, il vice-Totti.
Il montenegrino lanciato da Cassetti in area si beve due difensori in dribbling, incrocia sulla linea di fondo e lascia partire un tiro a fil di traversa: è il 24', la Roma torna in vantaggio. Poco meritato: è frutto di una vera prodezza di Vucinic, ma quello che conta è il gol. A quel punto Spalletti si copre: fuori Giuly, dentro Brighi. Chi ne guadagna di più è Pizarro. Palpitanti i minuti finali. Flash finali per ricordare l'abbraccio spasmodico di Bruno Conti a Vucinic dopo il gol, e Spalletti salutare da solo la curva Sud dopo il fischio finale, per una vittoria scacciacrisi.

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