Il fatto

Manifestanti a Palermo dopo la cattura di Lo Piccolo

Mafia. Lo Piccolo. Asse Sicilia-USA. I rapporti tra il Boss ed i cugini italoamericani

06-11-2007

PALERMO. Il nuovo capo di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, arrestato ieri dalla polizia insieme al figlio Sandro, avrebbe scalato i vertici di Cosa Nostra e rafforzato la sua leadership mafiosa grazie anche agli stretti rapporti con i "cugini" americani. Il boss ha infatti intessuto negli ultimi anni stretti rapporti d'affari con le famiglie d'oltreoceano, sopratutto nel traffico di droga, attraverso una fitta ragnatela di alleanze e di legami familiari.
In particolare Lo Piccolo avrebbe "sponsorizzato" il ritorno in Sicilia degli Inzerillo, la famiglia mafiosa di Passo di Rigano costretta a un lungo esilio negli Stati Uniti dopo essere stata decimata all'inizio degli anni '80 dai "corleonesi".
Gli "scappati", come venivano chiamati gli ultimi superstiti di quella sanguinosa guerra di mafia, avrebbero ottenuto l'autorizzazione a rientrare, grazie ai buoni uffici dell'amico "Totuccio", da Bernardo Provenzano in persona. Una decisione che avrebbe suscitato numerosi malumori in seno alle cosche palermitane, come testimoniano le intercettazioni nel magazzino utilizzato dal boss Nino Rotolo come sede di summit mafiosi mentre era agli arresti domiciliari.
Ma Salvatore Lo Piccolo avrebbe avuto contatti anche con un altro pezzo della vecchia mafia, Vito Badalamenti, figlio di Don Tano, l'anziano boss di Cinisi morto nel carcere americano di Fairton dopo essere stato condannato negli Usa per traffico di stupefacenti e in Italia per l'uccisione di Peppino Impastato.
Badalamenti jr., ricercato da una decina di anni, avrebbe trovato rifugio all'estero, probabilmente in Brasile, da dove continuerebbe a gestire affari con la mafia americana e con quella siciliana.
Insomma, un ritorno in grande stile degli eredi dei boss coinvolti nella cosidetta Pizza Connection, la prima grande inchiesta sul traffico di droga tra la Sicilia e gli Usa di cui si occupò anche Giovanni Falcone. Proprio in quel periodo, nel 1983, comincia la latitanza di Salvatore Lo Piccolo.
Il boss di Tommaso Natale in pochi anni estende la sua influenza in gran parte della zona occidentale della città, ben al di là del suo mandamento, riducendo drasticamente il potere di Antonino Cinà su quello di San Lorenzo e riuscendo a stabilire una solida alleanza con Giuseppe Savoca, "reggente" del quartiere Brancaccio. Accanto a lui il figlio Sandro, che ben presto segue le orme criminali del padre condividendone la latitanza.
Oltre a Sandro, Lo Piccolo ha altri due figli che sono liberi, uno dei quali ha scontato una condanna per associazione mafiosa; l'altro - incensurato - ha sposato la figlia di emigranti di Torretta (Palermo) che hanno vissuto a lungo a New York.
E proprio nella Grande Mela pochi anni fa la moglie di Salvatore Lo Piccolo ha trascorso alcune settimane di vacanza incontrando amici e parenti "acquisiti" emigrati negli Stati Uniti. E proprio sull'asse Sicilia-Usa si sarebbe sviluppata negli ultimi anni l'inarrestabile ascesa di Totuccio l'amico degli "americani".

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