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Inter, l'inverno è tuo

23-12-2007

MILANO. "Nelson Dida-uno di noi!", scandisce la folla nerazzurra abbandonando lo stadio al colmo della gioia. Anche lo sfottò è al colmo, e il povero portiere brasiliano è la vittima sacrificale di questo derby natalizio. Derby che l'Inter si porta a casa con merito, contro un'avversaria che avrebbe benissimo meritato di pareggiare, e magari avrebbe anche potuto vincere senza scandalo.

La tanto attesa sfida tra i campioni d'Italia e i campioni del mondo è stata infatti un vero match, improntato a grande agonismo ma anche a giocate di classe, con continui rovesciamenti di fronte e risultato in bilico fino all'ultimo. Tutti ci tenevano a fare bella figura, e nessuno si è risparmiato. Alla fine la brutta figura l'ha fatta uno soltanto: Nelson Dida, ormai un professionista delle papere micidiali, che anche in questo appuntamento così profondamente sentito è riuscito a lasciare il segno, con il suo maldestro tuffo su tiro di Cambiasso.

Ed è stato il gol del 2-1, quello dell'ennesima vittoria nerazzurra, il gol che ha spento l'illusione dei rossoneri di poter ancora vincere questo derby, dopo essere stati in vantaggio grazie a una delle solite punizioni-gioiello di Andrea Pirlo. E con questa sono quarantasette partite consecutive che l'Inter continua ad andare in gol, macinando avversari e punti. Il suo giocatore simbolo è ormai stabilmente Julio Cruz, autore del gol del pareggio, un gran gol nato da una pennellata di Ibrahimovic e da un passaggio di Cambiasso. Cruz ha smesso definitivamente di essere riserva di lusso, San Siro nerazzurra gli tributa grandi onori, e persino Ibrahimovic va in ombra, o sceglie di mettersi in ombra per far emergere l'argentino.

Ma è il gruppo nerazzurro che vince, nel suo insieme, contro la forte compagine di Ancelotti: "Non meritavamo di perdere", afferma il tecnico rossonero, e forse ha ragione. Ma, errore di Dida e stanchezza di Yokohama a parte, c'è ben poco da fare contro la solidità della squadra nerazzurra, che prima o poi viene fuori nei momenti cruciali della gara. Se dal punto di vista tattico nel primo tempo le due squadre si sono equivalse (ritmo elevatissimo, pressing e raddoppi a centrocampo, continui spostamenti di posizione), l'impressionante determinazione dell'Inter, accompagnata alla classe di molti dei suoi, è subito emersa dopo il gol dello svantaggio.

Appena segnata da Pirlo la rete su punizione (primo gol rossonero a San siro in campionato), l'Inter rovesciava un'ondata offensiva da far paura sotto la porta milanista, collezionando una traversa con Jimenez (splendida la partita del cileno) e due probabili falli da rigore: uno in particolare, evidente, di Oddo su Cruz.

Il Milan ha replicato con una tempestosa fuga in contropiede di Kakà, che è stata uno dei momenti chiave della gara: inseguito vanamente da Samuel fin sotto porta, il brasiliano è stato poi atterrato da Cambiasso in caduta. Fallo netto, ma Morganti non ha visto nulla. E intanto Samuel si faceva male da solo procurandosi una distorsione nell'ultimo tentativo di fermare Kakà.

Negato quel rigore, il Milan si è visto raggiungere dal bellissimo gol preparato da Ibra e Cambiasso e messo in rete da Cruz lasciando secchi Ambrosini e Kaladze. Era in dieci l'Inter in quel momento, a confermare la determinazione della squadra. Poi è entrato Materazzi, che certo non ha contribuito ad abbassare il tasso agonistico di un match già piuttosto energico (sette gli ammoniti, di cui sei nei primi 45').

Ritmo sempre elevato per tutto il primo tempo, decisamente più blando nella ripresa, ma mai un momento di noia. Gilardino ha preso il posto di Inzaghi, senza combinare gran che, ed Emerson quello di un Gattuso stanco e piuttosto nervoso. Il Milan ha cercato di imporre il ‘suo' ordine alla gara, ma l'Inter teneva più alta la pressione, e quando Maldini ha respinto appena un po' corto un cross di Cruz, Cambiasso è stato pronto ad avventarsi sulla palla. Il tiro dell'argentino, dal limite dell'area, non era certo un bolide, ma Dida sulla quella palla centrale ha dato il peggio di sé, consegnando la vittoria ai nerazzurri.

Sull'altro fronte, è stato bravissimo Julio Cesar (assieme a tutti i difensori) a fare diga contro il forcing rossonero. Grande la sua parata al 38', su tiro al volo di Kakà. E l'immagine dell'Inter ‘dura e vincente' è tutta nella grinta del portiere che, al fischio finale, urla e si batte i pugni sul petto come un guerriero antico.

 

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