Elezioni 2008. South Carolina, Obama super favorito
NEW YORK. Se le previsioni verranno rispettate (e se i sondaggi non sbaglieranno) il senatore nero dell'Illinois, Barack Obama, si appresta a vincere le primarie democratiche in South Carolina, sabato. Tra i repubblicani, la situazione è più confusa: la prima scadenza di spicco è quella del 29 gennaio in Florida e il candidato che sta guadagnando terreno è John McCain, il senatore dell'Arizona. Ma i suoi due avversari diretti -l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney e l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani- lo incalzano, anche se il secondo continua a perdere terreno.
Che Hillary Clinton non abbia proprio il vento in poppa in South Carolina (dove la metà dell'elettorato democratico è nero e quindi potenzialmente pro-Obama) lo ha implicitamente ammesso la stessa ex first lady, decidendo di recarsi in California, lo Stato con di gran lunga il maggior numero di delegati, cioé 440, circa l'1% del totale. La Clinton punta a vincere in quattro collegi del Super Martedì 5 febbraio, quando si voterà in una ventina di Stati: oltre al Golden State, "colossi" come il New Jersey e soprattutto New York (dove gioca in casa e i delegati in gioco sono 280), l'Arkansas, lo Stato di cui il marito Bill era stato governatore prima di approdare alla Casa Bianca. Intanto lo stesso Bill ha accettato una sfida sulla pista da ballo per dimostrare a Barack Obama che è stato il primo presidente nero d'America. A distanza il senatore afro-americano ha rialzato la posta: "Balleremo, ma al mio insediamento". Il senatore nero ha fatto il giro delle tv per prendere le distanze da un imprenditore corrotto di Chicago, Tony Rezko, che il prossimo mese finirà sotto processo. "Il mio rapporto con lui è con uno che conosco e che per molti anni mi ha appoggiato come appoggiava molti candidati in Illinois", ha detto Obama alla Cbs aggiungendo: "Nessuno sapeva che aveva problemi. Quando sono venuti in luce, abbiamo restituito tutti i soldi".
Tra i repubblicani, continua il momento positivo per McCain, un militare ex prigioniero di guerra in Vietnam che ha appena ottenuto l'appoggio del generale Norman Schwarzkopf, l'eroe della guerra del Golfo. A New York, la città di Giuliani, il senatore è riuscito ad ottenere ingenti finanziamenti dagli ambienti di Wall Street, quelli cioé per cui aveva lavorato in passato l'ex banchiere d'affari Romney. McCain ottiene anche buoni appoggi in California, dove il partito repubblicano è fortissimo in alcune aree come la Orange County a sud di L.A.; dove si trovano diverse grosse basi militari (come Camp Pendleton, a nord di San Diego, la numero uno per i Marines; dove, infine, l'elettorato ispanico (che tra i democratici Hillary sta corteggiando da vicino) potrebbe essere attirato dalle posizioni relativamente aperte del senatore dell'Arizona. Gli altri candidati repubblicani -forse con l'eccezione di Romney, ma è difficile capire quanto avrà successo in Florida- sono in difficoltà. Giuliani continua a perdere terreno un pò dappertutto e la sua strategia di puntare esclusivamente sulla Florida per scatenare un effetto domino la settimana successiva suscita sempre maggiori perplessità. Sembra in difficoltà anche la star repubblicana dell'inizio delle primarie, Mike Huckabee, l'ex pastore battista ex governatore dell'Arkansas, ormai pressoché al verde per affrontare la Florida, uno Stato grande oltre la metà dell'Italia.












