La politica

Tra sinistra e PD è addio. Veltroni: il momento di voltare pagina

09-02-2008

Vertice tra il segretario del Pd Walter Veltroni ed il suo vice Dario Franceschini con i quattro leader della Sinistra Arcobaleno. Giusto il tempo di prendere un caffé per constatare definitivamente che alle prossime elezioni tra 'riformisti' e 'massimalisti' non ci sarà nessuna alleanza. Per Franceschini, tra il Pd e la sinistra non si è consumato un "divorzio" ma si tratta di una "separazione consensuale", e comunque, come puntualizza Veltroni, tra le due realtà politiche "si è conclusa una stagione ed è arrivato il momento di voltare pagina"

Mezz'ora per dirsi addio. Tanto è durato il vertice tra il segretario del Pd Walter Veltroni ed il suo vice Dario Franceschini con i quattro leader della Sinistra Arcobaleno. Giusto il tempo di prendere un caffé per constatare definitivamente che alle prossime elezioni tra 'riformisti' e 'massimalisti' non ci sarà nessuna alleanza. Per Franceschini, tra il Pd e la sinistra non si è consumato un "divorzio" ma si tratta di una "separazione consensuale", e comunque, come puntualizza Veltroni, tra le due realtà politiche "si è conclusa una stagione ed è arrivato il momento di voltare pagina". In realtà l'esito del vertice mattutino era noto a tutti i partecipanti già da giorni. Nessuno dei leader della Sinistra Arcobaleno infatti ipotizzava un passo indietro da parte del Pd.

Nell'incontro la questione dell'alleanza, in realtà, è stata toccata in modo marginale. Il coordinatore di Sd Fabio Mussi avrebbe accennato all'idea di ragionare su accordi tecnici per il Senato, una proposta fatta più per dovere che per reale convinzione di poter cambiare le carte sul tavolo. Se l'alleanza nazionale è quindi archiviata, il confronto è tutt'altro che chiuso sull'organizzazione delle alleanze locali. Per le elezioni amministrative non sembrano esserci distinguo e per ora l'unico nodo è quello della presidenza della regione di Sicilia, dove in pole position ci sarebbe Anna Finocchiaro. A mettere in discussione la scelta è Oliviero Diliberto, sostenitore invece del sindaco di Gela Rosario Crocetta. La partita delle amministrative è tutta da giocare, ma nel corso della riunione ci si è concentrati soprattutto sulla campagna elettorale.

L'obiettivo del Pd così come di una parte della sinistra, in particolare Rifondazione, è quello di arrivare ad un 'patto tra gentiluomini, e' cioé strutturare la campagna elettorale sulla differenza tra i progetti politici e non sulla 'guerra' l'uno contro l'altro. Nelle intenzioni del Prc la campagna elettorale dovrà essere civile ma serrata. "Una sfida leale" dice il segretario del Prc Franco Giordano in cui si punta a rompere la mentalità bipolare per mettere in evidenza la presenza di un centro, una destra ed una sinistra. Altro caposaldo della strategia riguarderà la messa al bando delle larghe intese, da imputare invece al Pd. Prima di buttarsi a capofitto nella propaganda elettorale però Rifondazione, Verdi, Pdci e Sd devono risolvere la questione del simbolo del nuovo soggetto politico. Se il Pdci con Diliberto si dice pronto a "difendere la falce e martellò, l'ipotesi che questa 'icona' entri nel nuovo simbolo è ormai da escludere. I Comunisti italiani potrebbero insistere con la presenza dei quattro simboli dei partiti nel logo comune, ma l'idea è bocciata in partenza dal resto degli alleati in particolare a Sinistra Democratica e Verdi. Per Fabio Mussi poi infatti sarebbe difficile far accettare, dopo il sì tirato alla scelta di Fausto Bertinotti come candidato leader, anche un simbolo con la falce e martello. Il nodo dovrebbe essere sciolto all'inizio della prossima settimana, ed in pole position per diventare il simbolo definitivo resta quello presentato agli Stati generali di dicembre. Capitolo a parte quello sulle candidature. La discussione che entrerà nel vivo da lunedì, per ora è solo all'inizio è riguarda la percentuale di posti che andrebbe ad ogni forza politica. In parallelo, si aprirà poi il dibattito sulla scelta degli outsider, cioé personalità esterne ai partiti da candidare come bandiera comune di tutta la sinistra.

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