La politica

Marcello Dell'Utri (foto archivio)

Tentativi di brogli all'estero. Ipotesi di voto di scambio firmata ‘ndrangheta in Sudamerica

12-04-2008

REGGIO CALABRIA. Un affarista calabrese da tempo residente in Venezuela; un politico siciliano di primo piano a livello nazionale e la cosca Piromalli di Gioia Tauro, la più potente della ‘ndrangheta: sono i protagonisti di una vicenda che riguarda un presunto tentativo di brogli nel voto degli italiani residenti in America Latina. Un tentativo che, ha assicurato ieri il ministro dell'interno Giuliano Amato, dovrebbe essere stato "prevenuto" grazie al fatto che il ministero degli Esteri " ha provveduto a garantire che quelle schede non vengano mai perse di vista", dopo la segnalazione, avuta alcuni giorni fa, dai magistrati calabresi.
Dalla vicenda, di cui ieri mattina hanno scritto alcuni giornali, emerge che la cosca Piromalli si sarebbe attivata, mobilitando l'affarista Aldo Micciché, presunto emissario del gruppo criminale calabrese in Sud America, per inquinare il voto facendo risultare come votate, anche attraverso il coinvolgimento di consoli onorari ed addetti ai seggi, circa 50 mila schede mai pervenute ai destinatari e che quindi dovevano essere restituite intatte al Viminale. E su quelle 50 mila schede bianche sarebbe stato segnato, invece, il simbolo del partito cui appartiene il big della politica siciliana coinvolto nell'inchiesta. L'affare avrebbe previsto come contropartita per i voti procurati con il broglio, denaro, ma soprattutto la promessa ai Piromalli, della modifica del 41 bis per alcuni affiliati alla cosca detenuti e l'aggiustamento di alcuni processi.
Una storia ancora tutta da approfondire ma dalla quale emerge, se le prime risultanze dell'indagine troveranno conferma, la potenza della cosca Piromalli, capace, con il controllo di 50 mila voti, di avere un ruolo in elezioni, come quelle di domenica e lunedì prossimi. Il politico coinvolto nella vicenda avrebbe avuto un colloquio telefonico con Micciché, intercettato dalla Dda di Reggio, in cui si sarebbe fatto proprio riferimento al meccanismo per accaparrarsi le schede bianche. E si tratterebbe di Marcello Dell'Utri che non è però fino ad oggi neppure iscritto nel registro degli indagati. Il suo coinvolgimento nella vicenda deriva proprio dalla presunta telefonata con Micciché, personaggio dalla personalità complessa e dal passato turbolento, rifugiatosi da molti anni in Venezuela dopo essere stato condannato in via definitiva in Italia per bancarotta fraudolenta e millantato credito.
Dell'Utri in una dichiarazione all'Ansa ha detto di non avere ricevuto alcun avviso di garanzia. "Dell'inchiesta - ha detto - ho letto sui giornali. Non conosco personalmente Aldo Micciché ma l'ho sentito per telefono" e l'ho messo in contatto con Barbara Contini perché "lui si è offerto di occuparsi dei voti degli italiani all'estero".
Dell'Utri respinge qualsiasi ipotesi di coinvolgimento in vicende di presunti brogli. "Stiamo scherzando? - dice - Stiamo dando i numeri! Se vogliono sollevare un polverone elettorale, io questo purtroppo non lo posso impedire". Dell'Utri dice di non conoscere personalmente Aldo Micciché e di averlo sentito per telefono. "E' una persona con la quale ero qualche mese fa in contatto per ragioni di energia. Lui in Venezuela si occupa di forniture di petrolio. Io ero in contatto con una società russa che ha sede anche in Italia, per cui - spiega Dell'Utri - conoscendo questi russi ho fatto da tramite".
In vista delle elezioni Micciché si sarebbe fatto avanti con il senatore di Forza Italia: "Mi ha detto ‘posso occuparmi del voto degli italiani all'estero qui in Sudamerica?'. Io l'ho messo in contatto con la nostra rappresentante, Barbara Contini. Poi il discorso si è chiuso. Questo signore si è interessato di organizzare il voto degli italiani all'estero, come si sono attivate tutte le persone di tutti i partiti e di tutte le latitudini. Quindi non vedo dove sia la materia del contendere".
"Micciché - dice ancora Dell'Utri - è un personaggio peraltro notissimo in Italia. E' stato amministratore della Dc negli anni '60-'70. Credo che a suo tempo abbia avuto delle vicende giudiziarie legate a Tangentopoli. Per il resto è un cittadino che vive da molti anni in Venezuela, con famiglia. Non vedo cosa ci sia di strano".
I magistrati della Dda di Reggio Calabria esprimono, da parte loro, irritazione per la fuga di notizie in merito all'inchiesta. "Una fuga di notizie come quella di oggi, in una situazione così delicata - ha detto il pm Di Palma - rischia di avere effetti patologici sul buon esito dell'inchiesta. Non mi interessa tanto il problema del condizionamento del voto, perché è un punto di cui abbiamo parlato per tempo col ministro dell'Interno e ritengo che quello che dovevano fare, a livello di prevenzione, sia stato fatto, come ha detto Amato. Sono problematiche che non mi riguardano. Quello che mi interessa è il resto dell'indagine, che adesso è tutto compromesso".