Cultura

Venezia/Leone alla Carriera a Olmi, poeta del mondo che scompare

11-05-2008

ROMA. Ermanno Olmi che riceverà il Leone d'oro alla Carriera al prossimo Festival di Venezia, è non solo un regista, ma un poeta delle immagini di un mondo che inesorabilmente scompare. Così, non a caso, ha dedicato tutta la sua vita di artista alla testimonianza di questa scomparsa, mettendo al centro della sua opera un'attenzione morale verso le storie dei semplici e i valori di una umanità che per lui si sta annichilendo.
Nato a Bergamo il 24 luglio 1931 da padre ferroviere, Olmi trascorre l'infanzia tra il mondo operaio della periferia milanese e quello contadino della campagna bergamasca. Assunto come impiegato alla Edison inizia a girare documentari. Dal 1953 al 1961 saranno circa una quarantina, tra i quali La diga del ghiacciaio, Michelino 1aB (con testo di Goffredo Parise), Manon finestra 2 e Grigio (con testo di Pier Paolo Pasolini).
Il tempo si è fermato (1959), storia di un'amicizia tra un ragazzo di città e l'anziano guardiano di una diga, girato in presa diretta e con attori non professionisti è il suo primo vero film. Nel 1961, proprio a Venezia, vince il premio della Critica e il premio OCIC con Il posto, che racconta le aspirazioni di due ragazzi di Milano alle prese con il loro primo impiego. Negli anni successivi Olmi dirige altre pellicole sul mondo del lavoro: I fidanzati (1963) sulla industrializzazione del Sud e Un certo giorno (1968), in cui esplora l'arrivismo borghese che annienta ogni sentimento. Nel 1965 dirige un film dedicato a papa Giovanni XXIII, E venne un uomo, con Rod Steiger e Adolfo Celi e per la tv I recuperanti, 1969; Durante l'estate, 1971; La circostanza, 1974.
Dal 1967 alla metà degli anni Settanta realizza ancora una serie di documentari tv (Don Primo Mazzolari, La fatica di leggere, Nascita di una formazione partigiana, In nome del popolo italiano), dedicati alla storia italiana nel dopoguerra. Nel 1978 arriva L'albero degli zoccoli  sulla vita dei contadini bergamaschi alla fine dell'Ottocento (Palma d'Oro a Cannes). Nel 1976 si trasferisce con moglie e figli sull'Altipiano di Asiago lasciando definitivamente Milano. E nel 1982 avvia a Bassano del Grappa una scuola giovani aspiranti cineasti: Ipotesi Cinema. E' del 1986 il suo esordio nella narrativa con Ragazzo della Bovisa che narra il difficile passaggio dall'infanzia all'adolescenza di un ragazzo negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Ermanno Olmi torna alla regia l'anno dopo con Lunga vita alla signora (Leone d'Argento).
Arrivano poi La leggenda del santo bevitore (Leone d'Oro nell'88). Nel 2001 si misura con Il mestiere delle armi (2001), ambientato nei primi anni del Cinquecento, che racconta degli ultimi giorni di vita del condottiero Giovanni dalle Bande Nere. Seguiranno Cantando dietro i paraventi, Tickets, film composto da 3 episodi diretti da Kiarostami e Loach e nel 2007 esce Centochiodi, una summa della sua poetica e dichiarazione d'amore per numerosi maestri e amici (da Rossellini a Bresson, da Pasolini a Piavoli, da Bergman a Kiarostami), che Olmi annuncia come il suo ultimo film di finzione, avendo deciso d'ora in avanti di tornare a dirigere solo documentari, proprio come all'inizio della sua lunga carriera. Il cinema è ormai vuoto di contenuti, dice. E una parte della colpa va alle "multinazionali americane, che controllano produzione e distribuzione".