Dagli USA

Paolo Pandolfi

Tumori. Un italiano scopre un farmaco contro le staminali della leucemia

11-05-2008

BOSTON. Un farmaco a base di arsenico, usato anche nella medicina tradizionale cinese, è riuscito a sconfiggere le cellule staminali di una forma di leucemia chiamata leucemia mieloide cronica. Le staminali tumorali sono cellule che innescano la malattia, spesso resistenti ai trattamenti e che a volte, a distanza di anni, la fanno riemergere. La ricerca, condotta dall'italiano Paolo Pandolfi, direttore del programma di genetica del cancro alla Harvard University di Boston, viene pubblicata sulla rivista Nature e potrebbe aprire la strada per la cura definitiva di una forma di leucemia.
E non solo: se il metodo funzionerà anche su altre leucemie e sui tumori solidi si potrebbe aggiungere un mattone fondamentale per la lotta ai tumori bloccando definitivamente quelle cellule che alimentano i vari tipi di cancro. Pandolfi, romano di nascita, da anni attivo nei più prestigiosi centri di ricerca degli Stati Uniti (da tre anni ha una collaborazione con l'Istituto per i tumori Regina Elena di Roma) ha portato avanti lo studio insieme al dipartimento di ematologia dell'università di Torino.
Gli scienziati hanno condotto i loro studi sulla leucemia mieloide cronica che negli ultimi anni ha subito una sconfitta grazie alla scoperta di un farmaco (gleevec) che blocca il segnale chimico inviato dalla proteina abnorme che causa la proliferazione delle cellule cancerose. Tuttavia il medicinale non cura la malattia perché in molti casi le staminali della leucemia rimangono intatte e dormienti. Il farmaco a base di arsenico riesce a bloccare una proteina che le tiene a bada e a risvegliarle, facendole proliferare ma esponendole così gli affetti mortali delle terapie anticancro. Un po' come un cane da caccia che fa alzare in volo gli uccelli nascosti nella sterpaglia dando la possibilità al cacciatore di vederli e colpirli.
"Tutti i tumori sia quelli del sangue sia quelli solidi hanno un grande numero di cellule neoplastiche; ma esiste un piccolo numero di esse, le staminali, che hanno la capacità di dare avvio al tumore e di solito sono molto resistenti ai farmaci e alla radioterapia; esse - ha spiegato Pandolfi - hanno la capacità di diventare quiescenti, di addormentarsi; la conseguenza è che mentre le altre cellule leucemiche sono vulnerabili ad alcune terapie come la chemio o trattamenti più mirati come le cure mirate come gli anticorpi monoclonali, esse schivano gli attacchi; assomigliano ad un autovettura che ha del carburante inesauribile e un robusto sistema di freni.
Tuttavia a volte a distanza di anni si riattivano e la malattia può riprendere. Gli studi di Pandolfi proseguono ora insieme all'università di Torino per condurre uno studio clinico sui malati di leucemia mieloide cronica e verificare i progressi dell'abbinamento alle attuali terapie dell'arsenico biossido; inoltre proseguono le ricerche per vedere se questo stesso meccanismo vale anche per le cellule staminali dei tumori soldi. Se fosse così l'uso dell'arsenico potrebbe rappresentare una strategia terapeutica globale efficace in altri tumori.

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