Primarie. Hillary annega nei debiti
NEW YORK. Hillary Clinton si prepara a seppellire il rivale Barack Obama sotto una valanga di voti in West Virginia mentre i suoi collaboratori studiano vie di uscita onorevoli dopo 15 mesi ‘on the road' e 20 milioni di dollari di debiti. Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale democratica per la nomination presidenziale. Oggi si voterà nello stato degli Appalachi, terra di boscaioli e di miniere, e i sondaggi della vigilia danno la senatrice in enorme vantaggio: ben 36 punti sul rivale Barack Obama, con il 60 per cento delle preferenze contro il 24 per cento.
Hillary è la favorita anche in Kentucky dove si voterà il 20 maggio con il 58 per cento contro il 31. Sono cifre che dovrebbero mettere Obama in guardia sulle difficoltà del cammino che ha davanti, ma che nascondono anche una triste verità per la senatrice.
La matematica dei delegati necessari a strappare la nomination gioca contro di lei: "Ci vorrebbe qualcosa di veramente grosso per farla vincere", ha ammesso il presidente della sua campagna elettorale Terry McAuliffe.
Ed è così che mentre Obama lancia oggi la battaglia nazionale con una tappa in Missouri (uno dei grandi stati incerti del voto di novembre) per porre le basi dello scontro contro John McCain, Hillary raccoglie elementi per decidere come e quando abbandonare la corsa.
La gamma di opzioni a sua disposizione è a vasto raggio, ha osservato il giornale The Politico, partendo da una via di uscita rapida e graziosa (per la quale potrebbe però essere già troppo tardi) per arrivare all'equivalente di una battaglia per Alamo alla Convention democratica di fine agosto a Denver. La senatrice potrebbe indurre il rivale a offrirle qualcosa per convincerla a smettere: un posto nel ticket - oggi ha sposato la causa il senatore dello stato di New York Charles Schumer - un ruolo da ministro, l'appoggio a un'eventuale corsa per il posto di governatore di New York o di leader del Senato. C'é poi tutto l'aspetto finanziario: Hillary potrebbe anche chiedere a Obama di darle una mano nel ripianare i debiti della sua campagna: oltre venti milioni di dollari confermati da Wolfson, di cui la metà da restituire a se stessa e al marito Bill e un quarto al consulente licenziato e spesso litigioso Mark Penn. Ma con il passare dei giorni la situazione, per lei, si fa sempre più difficile.
Continua intanto lo stillicidio dei super-delegati verso il campo di Obama (ieri prima il deputato del Maine Tom Allen e poi quella delle Hawaii Dolly Strazar), mentre a New York un grande elettore della Clinton, il congressman di Harlem Charlie Rangel che aveva tenuto a battesimo nel 2000 la candidatura dell'ex First Lady al senato, ha sconfessato le parole della sua "pupilla" sulla razza.
Quanto a Obama, i suoi collaboratori hanno ribadito per tutto il fine settimana che la battaglia delle primarie non è finita, ma i segnali del cambio di marcia sono stati evidenti dappertutto nei discorsi, privi ormai di qualsiasi riferimento a Hillary e pieni di attacchi a McCain e al partito repubblicano.












