Libano. Sale il bilancio delle vittime. Attesa la delegazione araba
BEIRUT. La battaglia tra drusi e sciiti sulle montagne dello Chouf e gli ultimi combattimenti a Tripoli hanno ulteriormente appesantito nelle ultime ore il bilancio delle vittime dei sei giorni di scontri definiti ‘prove generali di guerra civile' in Libano, ma al momento sembra invece tenere la calma tesa stabilita a Beirut, dove senza troppe speranze si attende l'arrivo di una delegazione araba. A Tripoli ieri almeno una persona è morta e altre quattro sono rimaste ferite negli scontri che hanno opposto filo-governativi a miliziani sciiti e alawiti, mentre il numero delle persone rimaste uccise nei combattimenti nelle regioni druse, secondo fonti sul posto, è di almeno 17. Altre fonti parlano addirittura di 36 morti, cifra che se fosse confermata porterebbe ad almeno 80 il totale da mercoledì, mentre i feriti sono tra 200 e 250.
L'esercito ha preso posizione nella notte nelle regioni a Sud-Est di Beirut teatro della battaglia di ieri, mentre mantiene ben visibile la sua presenza nella capitale, dove però sono rimaste tutte le barricate innalzate nei giorni scorsi dai miliziani di Hezbollah. Anche l'autostrada che collega la città l'aeroporto è ancora chiusa e chiuso rimane il porto. Molti negozi hanno però aperto i battenti, anche nella parte Ovest della città, dove ieri mattina ci sono state ancora delle ‘scaramucce', in cui due operatori dell' emittente Tv al Jazira sono rimasti leggermente feriti. Dopo la riunione straordinaria a livello di ministri degli esteri della Lega Araba al Cairo, ieri si è appreso che mercoledì arriverà a Beirut una delegazione guidata dal premier del Qatar Hamad bin Jasem per discutere gli ultimi sviluppi della situazione e "tentare di trovare una soluzione alla crisi", la più grave dalla fine della guerra civile nel 1990. La delegazione, di cui farà parte anche il segretario generale della Lega Araba Amr Mussa, avrà incontri col premier Fuad Siniora, con il comandante dell'esercito, generale Michel Suleiman, col leader druso Walid Jumblatt, col leader cristiano dell'opposizione Michel Aoun e con il presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri, che è anche uno dei leader dell' opposizione guidata da Hezbollah.
I maggiori esponenti di maggioranza e opposizione hanno detto che la delegazione araba è la benvenuta, ma nessuno si illude che il suo tentativo di mediazione potrà avere successo. Aoun, che nel 2006 ha firmato una "intesa" con Hezbollah, ha affermato senza mezzi termini che si tratta di un tentativo "inutile", perché "le radici" della crisi risalgono proprio al 2006, ovvero alla sanguinosa guerra tra Hezbollah e Israele. Aoun, capo del partito cristiano Movimento patriottico libero, ha anche detto che "nessuno pensi che Hezbollah estenderà le sue operazioni alle zone cristiane", in quella che sembra essere una risposta all'ex presidente Amin Gemayel, uno dei leader della maggioranza antisiriana, che oggi ha esortato i cristiani a rimanere uniti. Gemayel ha chiesto ai funzionari regionali del suo partito delle Falangi "di riunirsi con le Forze Libanesi e il Movimento patriottico libero per mettere a punto un piano per impedire la sedizione e consolidare le loro regioni contro questo terribile colpo di stato".
Come le Falangi, le Forze Libanesi, di Samir Geagea, fanno parte della coalizione di governo antisiriana. Ma quasi a tagliare l'erba sotto i piedi alla delegazione araba, Gemayel ha anche detto che prima che possa essere avviata qualsiasi forma di dialogo "vogliamo un impegno solenne dal leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah di fronte all' opinione pubblica, ai Paesi arabi e all'Iran che non useranno le loro armi contro i libanesi".












