Birmania. UE tutti i mezzi per imporre gli aiuti
BRUXELLES. Francia, Germania e Gran Bretagna hanno chiesto alla comunità internazionale di usare tutti i mezzi disponibili per imporre l'arrivo e la distribuzione in Birmania degli aiuti umanitari necessari a far fronte ai bisogni delle vittime del ciclone Nargis. E la Spagna ha anche ipotizzato la possibilità di lanciare verso la giunta militare birmana, qualora continuasse ad essere ostile all'accesso degli operatori internazionali, l'accusa di crimine contro l'umanità. I grandi paesi europei si sono mobilitati ieri a Bruxelles, in un consiglio esteri straordinario, perché le autorità della Birmania smettano di bloccare "l'armata umanitaria" messa in piedi dalla comunità internazionale per alleviare le condizioni di vita di un milione e mezzo di birmani che, sopravvissuti al ciclone, rischiano ora di morire per malattie e mancanza di acqua potabile e di cibo.
La mobilitazione europea ha ottenuto subito un primo risultato: le autorità birmane hanno concesso il visto al commissario Ue alla cooperazione e agli aiuti militari Louis Michel, partito ieri sera da Bruxelles con destinazione Rangoon. "La mia missione è puramente umanitaria", ha precisato Michel, che conta di convincere le autorità birmane anche usando l'arma degli aiuti: due milioni di euro quelli sbloccati immediatamente dalla Commissione Ue, ben 19 quelli però disponibili, che potrebbero essere velocemente liberati.
"Non si può assolutamente parlare di ingerenza politica", ha detto Michel, che ha ricevuto il pieno appoggio dei 27."Ciò non significa che sono compiacente con la giunta birmana, ma non voglio appesantire il mio ruolo. Io voglio parlare con le autorità birmane e convincerle con il dialogo a dare accesso agli operatori umanitari e agli aiuti internazionali. Se gli aiuti non saranno consegnati con rapidità, si aggiungerà una nuova catastrofe alla catastrofe".
Le possibilità di successo della missione di Michel - per sua stessa ammissione - non sono alte, ma la Ue ha deciso per ora di affidarsi all'arma del dialogo, anziché concretizzare quel diritto all'ingerenza, di cui il ministro degli esteri francesi Bernard Kouchner è stato uno dei paladini, e che è stato oggi sostenuto a gran forza dalla Francia. Parigi ha chiesto di imporre a Rangoon l'accesso agli aiuti umanitari attraveso una risoluzione dell'Onu.
"La specificità della posizione francese è di perorare per la responsabilità di protezione", ha spiegato la sottosegretaria ai diritti dell'uomo Rama Yade, facendo riferimento alla formula adottata dall'Onu per rispondere al concetto di "diritto di ingerenza umanitaria". Ma la proposta francese ha suscitato più di una perplessità, in quanto la responsabilità di protezione si ritiene applicabile ai crimini di genocidio, di guerra e ai reati contro l'umanità, ma non nei casi di catastrofi naturali.
La Spagna si è dichiarata favorevole ad una accezione ampia, ritenendo che il blocco persistente degli aiuti possa rappresentare un aggravamento della situazione. E anche l'Alto rappresentante della diplomazia Ue, Javier Solana, si è detto favorevole ad usare "tutti i mezzi" per fare arrivare gli aiuti alla popolazione civile.
Nelle conclusioni del Consiglio si afferma, più cautamente, che la Ue "sostiene tutte le iniziative, incluse quelle che possono essere prese nella cornice Onu, per potere aiutare a soddisfare i bisogni umanitari del popolo birmano". E si lancia un forte appello alle autorità birmane "ad offrire accesso libero e senza limiti agli esperti umanitari, con visti e permessi di lavoro" e a prendere "azioni urgenti per facilitare il flusso degli aiuti alla popolazione".












