Di Pietro causa il primo diverbio
ROMA. Per le prime scintille in Aula alla Camera si è dovuti arrivare alla seduta numero cinque della XVI legislatura. La stura l'ha data Antonio Di Pietro che, parlando sulla fiducia al governo, ha duramente attaccato Silvio Berlusconi ed è stato protagonista di uno scontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Un diverbio per il quale ha ottenuto, per una sola volta, il sostegno del Pd e di Casini.
Il leader di Idv ricorda a Berlusconi che gli aveva offerto il posto di ministro dell'Interno. Il premier lo guarda e dice "non gliel'ho mai offerto", facendo di no con la mano. Sarà la prima e unica reazione di Berlusconi durante l'intervento costellato di attacchi tenuto da Di Pietro, che è stato invece interrotto ripetutamente dai deputati del centrodestra.
Fini interviene, ed è la prima volta nella legislatura, per riportare l'ordine. "Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all'onorevole Di Pietro la sua opinione", dice. Ma le interruzioni da destra continuano. "Presidente, dammi la possibilità di parlare è un suo compito", reclama l'ex Pm. E Fini: "Lei non è nuovo di quest'Aula e sa che è abbastanza naturale. Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice...". "Che vuol dire?", lo rimbecca subito il centrista Bruno Tabacci. "...Fermo restando - prosegue Fini - che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperla".
La precisazione non placa la reazione non solo dall'Idv ma anche dal Pd e dell'Udc: "Ha ragione signor presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore", sostiene Di Pietro ricevendo l'unico applauso dai deputati ‘democraticì.
Durante tutto l'intervento, l'ex pm è stato comunque bersagliato dalle grida di deputati della maggioranza: "La Mercedes", gli ha urlato a un certo punto Paolo Guzzanti (Pdl); "la grammatica" ha poi chiusato, in un passaggio un po' zoppicante, Luca Barbareschi, anche lui Pdl.












