Dal Mondo

Afghanistan/Colpiti gli italiani

16-05-2008

KABUL. Bomba contro i soldati italiani in Afghanistan, vicino a Kabul: due militari sono rimasti contusi mentre ad un terzo i medici hanno dovuto amputare un piede.
Un attentato, tuttavia, che "non cambia la natura della missione", ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il quale, a chi gli chiede che cosa farà il Governo se all'Italia venisse chiesto un maggiore impegno militare, risponde: "valuteremo".
L'ATTENTATO - E' avvenuto alle 8:50 ora locale, nel famigerato distretto di Mushai, una trentina di chilometri a sud di Kabul. Una pattuglia italiana composta da tre mezzi - un Bv206, un Puma ed un altro veicolo leggero - si stava dirigendo nel villaggio di Qal-eh-Tanan. Scopo della missione: visite veterinarie. L'esplosione di un ordigno posto ai margini della strada ha investito il Puma.
IL FERITO - Subito sono scattati i soccorsi ed un elicottero AB212 della Marina militare si è diretto sul posto per l'evacuazione sanitaria. Il primo caporalmaggiore Andrea Tomasello, 27 anni, originario di Latina e in servizio al 2/0 Reggimento alpini di Cuneo, è stato trasportato all'ospedale militare da campo francese, a Kabul. L'operazione chirurgica è durata oltre due ore. Al militare è stato amputato il piede destro, mentre alla gamba sinistra è stato applicato un fissatore per stabilizzare fratture alla tibia ed al piede. Sarà rimpatriato probabilmente oggi pomeriggio.
IL LUOGO DELL'ATTENTATO - La valle di Mushai è un'area molto pericolosa e tristemente nota agli italiani, che lì hanno una base operativa avanzata, una sorta di fortino: fu proprio in quel distretto che il 26 settembre 2006, nell'ennesimo attentato, morirono Giorgio Langella e Vincenzo Cardella, anche loro alpini del 2/o Reggimento, lo stesso di Tomasello.
Ed è sempre a Mushai, secondo indiscrezioni, che però non vengono confermate ufficialmente, che i militari italiani si sarebbero trovati in difficoltà anche la scorsa settimana, al punto da richiedere un intervento aereo di copertura da parte di velivoli Usa e Gb. Un'area ad altissima tensione, insomma, così come si é confermata oggi la regione di Herat, nell'ovest, dove si trova il resto del contingente italiano (in tutto 2.500 uomini), interessata da un attentato kamikaze avvenuto nella provincia di Farah: 18 morti, tra poliziotti e civili.
LE INDAGINI - Gli accertamenti sull'attentato agli italiani sono in corso per chiarire meglio la dinamica e, eventualmente, risalire ad esecutori e mandanti: a questo scopo, come spiega una fonte militare da Kabul, artificieri del Genio si sono diretti subito sul posto per poter raccogliere informazioni utili sul tipo di ordigno. "Allo stato possiamo solo dire che é stato un ordigno improvvisato posto al margine della strada, fatto esplodere probabilmente con un comando a distanza".
LA RUSSA; PIU' IMPEGNO? VALUTEREMO - Dopo l'attentato "la nostra missione non cambia", ha affermato il ministro della Difesa, secondo cui l'esplosione dell'ordigno è "uno dei quei pericoli insiti" in un'operazione militare come quella afgana; "pericoli probabilmente ineliminabili e che non ne mutano la natura". Questo episodio, ha aggiunto La Russa, "semmai può indurre ad accelerare ancora di più i tempi del conseguimento della missione, il cui obiettivo è quello di ricostruire l'Afghanistan. Non è che possiamo stare lì tutta la vita, naturalmente, ma certo prima dobbiamo compiere la missione fino in fondo". Il ministro ha insistito proprio su questo aspetto: "Avverto la necessità di un passo avanti nell'opera di ricostruzione e di supporto umanitario. Incrementare questa tipo di azione è la cosa migliore che si possa fare".
Ma cosa succederà se Nato e Usa dovessero chiedere all'Italia un maggiore impegno militare, o un rischieramento in aree più a rischio? "Nostro obiettivo è ricostruire l'Afghanistan e se per farlo ci chiedono un maggiore impegno avremo il dovere di valutare che impegno ci viene chiesto", ha risposto il ministro. "Quando si tratterà di valutarlo lo faremo senza preconcetti: non c'é un no preconcetto, né un sì a trasformare una missione di pace in una di guerra". Messaggi di solidarietà agli alpini coinvolti nell'attentato sono arrivati dalle più alte cariche istituzionali e dai partiti di entrambi gli schieramenti. Il Pdci ha ribadito la richiesta di ritiro delle truppe italiane.