L'Articolo

Europei 2008. Germania-Spagna. La finale degli opposti

28-06-2008

VIENNA. La finale è un luogo comune enorme e accogliente. Dove tutti gli opposti si incastrano alla perfezione per riassumere il calcio europeo. Germania e Spagna, tutte le facce del pallone. Quelli alti e forti, duri e freddi, razionali e marmorei, contro quelli bassi e veloci, fluidi e caldi, fantasiosi e fumantini. Il giovane Low, detto "Jogi", contro il vecchio Aragones. L'acciaccato Ballack (è in dubbio) contro Fabregas (l'Inghilterra in finale) con Rosetti a fischiare (l'Italia in finale). Mannschaft contro tiqui_taca.
Sembra il gioco dei clichè. Ma è invece il meglio che c'è in Europa, la battaglia di due scuole, con gli inglesi non ammessi al torneo, e gli italiani a mangiarsi le mani da campioni del Mondo imbolsiti di colpo. Germania e Spagna è la finale delle storie da riscrivere, o da confermare: dal tormentone "tanto vincono sempre i tedeschi", al "tanto gli spagnoli non arrivano mai alla fine". Sarebbe effettivamente il quarto titolo europeo per la Germania, il secondo per la Spagna. Ma queste sono le fredde statistiche che poche radici hanno in una partita secca come questa. Vale tanto di più il cammino per arrivare al traguardo. Una linea retta quella delle Furie Rosse, con tre vittorie nel girone di qualificazione, una partita dominata e vinta ai rigori con l'Italia ai quarti, un'altra tempesta di gol in semifinale sulla Russia.
Invece la Germania si è aggrappata a un ottovolante: vittoria all'esordio con la Polonia, sconfitta dalla Croazia alla seconda, 1_0 stentato con l'Austria alla terza, poi una prestazione strepitosa ai quarti con il Portogallo, e la semifinale brutta e vincente con la Turchia. Per questo, secondo Aragones, "vincerà la Spagna, perchè siamo i migliori. Lo abbiamo dimostrato dall'inizio del torneo. Anche se la Germania, certo, è una rivale terribile. Ma non abbiamo nulla da temere".
I ct giocano quasi a carte scoperte. Lo spagnolo ha il capocannoniere Villa out e al suo posto, invece del pichichi Guiza, probabilmente sceglierà di aggiungere Fabregas al "centrocampo più forte d'Europa".
"So molto bene quello che può dare _ ha detto Aragones _ ha 20 anni ma gioca come uno di 28".
E Fabregas è prontissimo. Ma meno "spavaldo" rispetto al suo tecnico: "Sarà dura, la Germania ha dimostrato come al solito di essere la squadra più solida di tutte. Sapevamo che loro sarebbero arrivati in finale, ma adesso ci siamo anche noi e possiamo giocarcela alla grande".
"Per noi sarà la partita della vita", ha sentenziato Xavi.
Per quanto riguarda la formazione della Germania, invece, Low ha Frings in ballo per tornare titolare giusto all'atto finale. Lui, il centrocampista, ha detto di stare bene, e Rolfes dovrebbe lasciargli il posto. Ma soprattutto ha il dubbio Ballack, anche se... Il capitano non ha preso parte all'ultimo allenamento per un dolore al polpaccio destro, la federazione ha fatto sapere che una decisione sarà presa solo poco prima della gara, ma la sensazione è che Ballack, anche incerottato, alla fine sarà della partita. Tanto il ct erede di Klinsmann ne fa una questione di mentalità vincente, e pure Aragones ammette che "la Germania sa come si vince un torneo, e sanno come si giocano questo tipo di partite".
È la vecchia storia della mancanza di esperienza che toglie sicurezza alla Spagna. È il timore di partire "favoritos". Cosa che invece non toglie il fiato ai tedeschi. Quelli hanno la festa pronta dal 2006, quando in casa loro gli italiani fecero scoppiare i palloncini e si portarono la Coppa del Mondo via. Stavolta è tutto talmente a portata di mano, che persino le grandi industrie (i colossi automobilistici per esempio) hanno deciso di sospendere la produzione durante la partita.
"Questa finale è una cosa meravigliosa _ ha raccontato Loew_ non vediamo l'ora di giocarla. La Spagna è una squadra impressionante, ha fatto un torneo di altissimo livello, dimostrando tutta la sua qualità, ma noi possiamo vincere".
Una convinzione cresciuta ancora di più dopo il successo in extremis in semifinale contro la Turchia.
"Non c'è dubbio _ ha ammesso il ct dei tedeschi _ Quella partita ci ha caricati ancora di più. Sappiamo ancora più convinti di potere conquistare il titolo".
Per i bookmaker la quota più bassa ce l'hanno gli spagnoli, ma prima del torneo erano i tedeschi i favoriti. La sensazione è di incertezza totale. Di equilibrio semi_perfetto. Pure nei premi a vincere, 250.000 euro a giocatore per la Germania, 214 per gli spagnoli. Ma tutto è relativo visto che i turchi per l'obiettivo semifinale hanno intascato 450.000 euro a testa. Anche il conto dei precedenti fa la cornice ma non il quadro: 20ma sfida, con un bilancio di 8 successi tedeschi e 5 spagnoli. Questa è la terza volta che si incontrano in una fase finale di un Europeo. La prima volta al Parco dei Principi di Parigi (20 giugno 1984): finì 1_0 per le Furie Rosse grazie a un gol di Maceda al 90'. Quattro anni dopo, agli Europei di Germania '88, i tedeschi si presero la rivincita a Monaco (il 17 giugno), ai quarti, con una doppietta di Voeller. Ma questa è un'altra storia. È la finale degli opposti, questa. Anzi, è "La" finale.

Il palinsesto di oggi