Analisi e commenti

Il Cavaliere senza alibi. Lo scontro politico e i risvolti del "lodo Alfano"

di Luca Tentoni

28-06-2008

Dopo l'iniziale sconcerto per l'inserimento nel decreto-sicurezza del rinvio di un anno dei processi più vecchi e per la rapida approvazione (da parte del Consiglio dei ministri) del "lodo Alfano" (la versione corretta del "lodo Schifani" che assicura alle quattro più alte cariche dello Stato la sospensione dei propri processi per la durata del mandato) i partiti cominciano a valutare più attentamente la situazione.
Se i giudizi sono ovviamente molto netti - soprattutto quelli contrari espressi da Pd e Idv - sul piano pratico la "realpolitik" fa i conti con le opportunità offerte da questa battaglia dall'esito scontato.
Il beneficiario diretto del "pacchetto" costituito dal lodo e dagli emendamenti "blocca processi" è, per sua stessa ammissione, Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha ripetuto spesso: "Se dovessi passare il tempo a preparare le udienze non potrei fare il presidente del Consiglio". Con i provvedimenti in discussione i problemi del premier saranno rinviati e forse pressoché risolti. Anche il Carroccio potrebbe giovarsi della situazione: il decreto-sicurezza sospende i processi solo per un anno, cioè fino a poco dopo le elezioni europee del 2009, quando Bossi dovrà aver ottenuto il federalismo fiscale.
Da allora in poi, resterà solo il "lodo" a fare da "scudo" a Berlusconi: ma funzionerà solo se il premier non perderà il posto per un "ribaltone" o per elezioni anticipate. Fra un anno, insomma, sarà Bossi ad avere in pugno il Cavaliere, perché se la Lega abbandonasse l'alleanza col Pdl, i processi riprenderebbero subito. In questa fase, invece, il potere negoziale del Carroccio si sta rivelando esiguo: per avere il federalismo fiscale Bossi ha persino dovuto accettare, dopo il Trattato di Lisbona, anche il trasferimento al Nord di una parte dei rifiuti napoletani.
Combattere la battaglia persa del "lodo" farà bene anche alle opposizioni. L'Udc potrebbe persino votarlo, marcando il suo ruolo di forza moderata "distante e distinta" dalla maggioranza.
Il Pd non farà ostruzionismo, probabilmente, ma si limiterà a votare "no", sperando che almeno il governo stralci dal decreto sicurezza il "blocca processi" (il che quasi sicuramente non accadrà).
Se lo scontro sarà breve, la battaglia rafforzerà Veltroni facendogli recuperare i consensi di chi, nel partito, non gradiva il dialogo col premier.
In prospettiva, il Pd ha tutto l'interesse, come si è visto in campagna elettorale, di sgombrare il campo da questo tema e tornare a combattere Berlusconi contrastandolo sugli argomenti più cari agli italiani. Veltroni sa che se - come ha detto Casini - "si toglierà al Cavaliere l'alibi del rapporto con i magistrati" la lotta politica si concentrerà su ben altro: il problema dei rifiuti, la sicurezza, l'inflazione, la pressione fiscale che - secondo il Dpef - resterà invariata in rapporto al Pil per l'intera legislatura.
Qualora la contesa sul "lodo" finisse presto, il Pd potrebbe voltare pagina cercando di catturare lo scontento dei moderati, che potrebbero allontanarsi dal Pdl in caso di fallimento della "luna di miele" col governo.
Infine, anche Di Pietro sta traendo vantaggio dalla battaglia in corso: da quando Berlusconi ha "confessato" lo scopo che l'ha spinto a varare il lodo, l'Idv ha cominciato a raccogliere i frutti della sua politica intransigente, conquistando simpatie nella sinistra girotondina e fra i "grillini".
Anche per il Paese cambierà qualcosa: il fatto che il premier (giustamente o meno) si stia "liberando" dai processi permetterà all'opinione pubblica di valutarne correttamente l'operato, senza l'alibi dell'"accanimento giudiziario": con la grande maggioranza parlamentare che ha, sarà spronato a governare sempre meglio, perché dovrà sottoporsi al severo giudizio degli elettori.   


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