I consigli di Laura

Giuseppe risponde al sig. Grandoni

28-06-2008

Cara Laura,
mi scusi, ma sono costretto ad intervenire, ancora, sulla questione dell'emigrazione sollevata prima dal lettore Martinelli, ora dal sig. Grandoni.
Continuiamo a far finta di non vedere e sentire, senza voler considerare qual è il vero aspetto della questione: in Italia c'è bisogno di manodopera straniera perché i nostri giovani certi lavori non li vogliono fare. Punto.
Mi permetta di rispondere al sig. Grandoni che mi consiglia di non prendere in considerazione il giornalista Stella che "non è un grande e di libri ne ha venduto solo qualcuno e comprato dagli albanesi". Per amore della verità il giornalista Stella, corrispondente del Corriere della Sera, ha scritto da solo e in collaborazione con altri, diversi libri che hanno avuto ed hanno parecchio successo: si tratta di centinaia di migliaia di copie vendute e che questi libri abbiano avuto successo, malgrado il superficiale giudizio negativo del lettore Grandoni è testimoniato dalle classifiche delle vendite riportate anche da Oggi 7 che hanno visto e vedono i libri di Stella in testa alle vendite per mesi e mesi. Per chi non lo sapesse, L'ORDA è il frutto di un'inchiesta che ha attinto a fonti depositate negli archivi dei vari organismi, nazionali ed internazionali, coinvolti nelle vicende degli emigrati italiani  nel mondo: dall'Europa alle Americhe, all'Australia. Se poi il giornalista Stella non è un grande rimane una sua opinione: ai posteri l'ardua sentenza. Ma dove continuiamo ad essere sordi è nel voler accettare che, per la maggior parte delle persone, l'emigrazione è provocata da uno stato di necessità. Consideri il sig. Grandoni quante migliaia di meridionali e siciliani emigrarono verso il Nord dell'Italia subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale in cerca di miglioramento delle proprie condizioni di vita e che sono stati trattati dal Nord Italia così come sono trattati, ora, gli immigrati stranieri. Nè più nè  meno. E non solo i lavoratori ma anche le famiglie hanno sofferto lo stato di disagio esistenziale: basti pensare ai tanti ragazzi vissuti nelle baraccopoli sorte alle periferie delle grandi città industriali del Nord: ai terroni non si affittano case. Rifiutati dagli altri bambini perché considerati differenti, messi negli ultimi banchi nelle aule scolastiche, ingiurati e discriminati per la loro ignoranza del linguaggio locale. Ci siamo dimenticati i nostri emigranti col passaporto rosso?
Giuseppe Grave


Caro Giuseppe, mi spiace dirglielo ma sta sprecando tempo... non c'è peggior sordo...

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