Scienza. Dal caffé lo stimolo contro la sclerosi multipla
ROMA. La ricerca contro la sclerosi multipla potrebbe trarre impulso niente meno che dal caffé. Il suo ingrediente principale, infatti, ovvero la caffeina, potrebbe rivelarsi un'arma utilissima per prevenire la grave malattia o curarla. È quanto emerge da uno studio su topolini pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences.
Somministrando a topolini destinati ad ammalarsi di questa grave malattia neurologica una quantità di caffeina equivalente a circa sei tazze di caffé al giorno, i topolini sono rimasti protetti dalla malattia, non l'hanno sviluppata, come invece sarebbe dovuto avvenire perché i roditori erano geneticamente predisposti.
La caffeina, ha spiegato Linda Thompson della Oklahoma Medical Research Foundation, sembra bloccare un interruttore necessario ad innescare le reazioni immunitarie patologiche che provocano la malattia, l'‘denosina'.
"Questo è un risultato inaspettato ed entusiasmante, penso possa essere importante per la ricerca sulla sclerosi multipla e di altre malattie autoimmuni", ha detto Thompson.
La sclerosi multipla è una malattia autoimmune che colpisce i centri nervosi e riguarda soprattutto le donne. In Italia ci sono 54 mila malati, di cui 31 mila donne tra i 20 e i 30 anni. La malattia è causata da una reazione immunitaria scorretta che porta le difese immunitarie ad attaccare l'organismo. A farne le spese è la guaina isolante che riveste le fibre nervose, la mielina, che viene divorata dal sistema immunitario. Privati del rivestimento di mielina, i nervi non riescono più a trasmettere i segnali nervosi. Il decorso della malattia conduce inesorabilmente alla paralisi e per ora non ci sono cure risolutive.
I ricercatori hanno testato l'effetto della caffeina su topolini utilizzati per studiare la malattia, ovvero roditori con difetti genetici tali da essere destinati ad ammalarsi. Somministrando un quantitativo quotidiano di caffeina pari a quella contenuta in 6-8 tazze di caffé a topolini ancora sani, con gran sorpresa dei ricercatori gli animali non si sono ammalati come doveva essere.
La caffeina, secondo i ricercatori, impedisce alla molecola adenosina di attivare la reazione autoimmune alla base della malattia. L'adenosina infatti si lega a un recettore e questo legame innesca la cascata di reazioni che porta le cellule immunitarie a penetrare nel sistema nervoso e danneggiarlo.
"Ovviamente i topi non sono esseri umani - ha detto la Thompson - resta tutto da dimostrare un analogo effetto protettivo della caffeina sui pazienti". Ma di certo questa ricerca è entusiasmante e il passo successivo della scoperta potrebbe dunque essere quello di condurre un vasto studio retrospettivo (cioé fatto a posteriori) su pazienti con sclerosi multipla per vedere se il decorso della loro malattia é stato alterato da differenze nel consumo individuale di caffé. Ciò fatto si potrebbe sperimentare la caffeina anche sull'uomo, e non solo per la sclerosi multipla ma anche per molte altre malattie autoimmuni come il lupus e l'artrite reumatoide.












