Rai. Il giudice ordina il reintegro di Saccà
ROMA. Agostino Saccà deve tornare alla direzione di Rai Fiction: il giudice del lavoro accoglie il ricorso d'urgenza dei legali del dirigente contro la sospensione decisa dalla Rai e ne ordina il reintegro. "Sono felice di tornare, c'é tanto da fare", commenta Saccà. L'azienda annuncia ricorso contro l'ordinanza, che in ogni caso è immediatamente esecutiva. Oggi della vicenda si parlerà in cda: se il presidente Claudio Petruccioli ripete che le azioni di Saccà sono "incompatibili" con il servizio pubblico, diversi consiglieri spingono perché si arrivi a una decisione.
Per il giudice del lavoro di Roma Giuseppina Vetritto, la Rai deve riammettere Saccà "nel posto di lavoro per lo svolgimento delle funzioni precedentemente svolte". Appaiono infatti "del tutto ingiustificate" la sospensione del procedimento disciplinare a carico del dirigente - decisa dall'azienda il 30 aprile in attesa dell'esito del procedimento penale su Saccà (indagato per corruzione dalla procura di Napoli, con la pronuncia del gup attesa per l'8 luglio) - e la stessa sospensione cautelare di Saccà, decisa il 21 dicembre 2007. Tale misura ha infatti "carattere temporaneo e cessa di avere efficacia" nel momento in cui la fase dell'accertamento dei fatti si conclude, cosa che - rileva il giudice - poteva considerarsi già avvenuta il 30 aprile. Per il giudice, insomma, la Rai ha "preferito 'scegliere di non scegliere'", senza adottare una sanzione a carico di Saccà né archiviare il procedimento, arrivando così a "'liberarsi' del proprio ormai scomodo dirigente semplicemente restando in attesa di non meglio precisate 'risultanze' da acquisirsi in sede penale". Nel frattempo, infatti, l'azienda ha comunicato a Saccà che sarebbe andato in pensione al compimento dei 65 anni, il 7 febbraio 2009. E invece, secondo il giudice, i comportamenti di Saccà potevano e dovevano essere valutati in sede disciplinare.
I legali del dirigente parlano di "vittoria completa" e puntano il dito contro il "semplicistico escamotage" usato dalla Rai "per tenere Saccà fuori dalla propria stanza fino a fargli raggiungere il limite d'età per la cessazione del rapporto di lavoro". "Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio", commenta lo stesso Saccà, che aspetta di "tornare a lavorare perché c'é tanto da fare". La Rai sottolinea invece i passaggi dell'ordinanza secondo i quali "dai fatti acquisiti e valutati fin dal 30 aprile 2008 risultano 'profili di violazione del comportamento addebitato al lavoratore delle norme del Codice Civile e del Codice Etico vigente in Azienda' in "un quadro di contrarietà delle condotte del dipendente ai propri doveri di prestatore di lavoro in ambito Rai".
I consiglieri di centrodestra plaudono alla decisione del giudice. "Ho sempre spinto perché si arrivasse a una decisione", dice "molto soddisfatto" Marco Staderini. "È una ventata di aria pulita che mostra le fragilità di troppa stampa spazzatura", commenta Giuliano Urbani, mentre Giovanna Bianchi Clerici è convinta che si dovrà "ottemperare" all'ordinanza. Spingono per una decisione anche Carlo Rognoni e Sandro Curzi, che sottolinea la necessità di "una proposta della direzione generale".
Invita invece alla cautela Nino Rizzo Nervo: a suo giudizio si ordina il reintegro di Saccà solo "perché la Rai avrebbe dovuto prendere una decisione in tempi più celeri". Pur nel rispetto della decisione del giudice, Petruccioli ribadisce le sue valutazioni: "I comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l'esercizio di una funzione dirigente in Rai". "Siamo davanti a una sentenza che va attuata con il reintegro, non discussa con arbitrii", replica il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Oggi si preannuncia dunque una vivace seduta del cda. In ogni caso - spiegano i legali di Saccà - anche in attesa della pronuncia del giudice di secondo grado, l'azienda ha l'obbligo di reintegrare il dirigente.
13-10-2008












