Verso la Casa Bianca. Obama sterza al centro per il voto dei moderati
NEW YORK. Il senatore dell'Illinois Barack Obama, candidato del partito democratico per la Casa Bianca, si sta posizionando sempre più al centro per tentare di conquistare l'elettorato moderato, che potrebbe risultare essenziale il 4 novembre, il giorno dello scrutinio.
Il suo cammino verso il centro, inevitabile per un candidato che vuole davvero vincere, è però accompagnato da crescenti polemiche, e non solo da sinistra.
Un quotidiano, autorevole ma conservatore come il Wall Street Journal, ironizza sul senatore nero, considerandolo di fato l'erede dell'attuale presidente, George W. Bush, invece del repubblicano John McCain, il suo avversario di novembre. Obama, teoricamente considerato un 'liberal', ha - come pubblicato - apertamente corteggiato gli evangelici, cioé il serbatoio di voti di Bush.
Agli evangelici, cioé il quarto dei voti che hanno eletto e rieletto Bush alla Casa Bianca, il senatore nero ha proposto un programma di finanziamento per una serie di iniziative basate sulla fede, sul modello di quelle messe a punto per l'attuale inquilino della Casa Bianca dal suo ex stratega Karl Rove.
Lunedì, vista anche l'imminenza del 4 luglio (l'Independence Day americano), Obama aveva invece pronunciato un discorso sul patriottismo, per convincere i suoi elettori che tra il candidato figlio di un kenyano e l'America c'é una vera e propria storia d'amore.
Il percorso centrista del candidato democratico per la Casa Bianca ha scatenato gli editorialisti del Wall Street Journal, il quotidiano conservatore della Grande Mela che fa capo a Rupert Murdoch. In un fondo intitolato "Il terzo mandato di Bush" e contrariamente a quello che si potrebbe credere non dedicato a McCain, si accusa appunto Obama di preannunciare con le sue politiche un terzo mandato dell'attuale presidente rieletto nel 2004. Un po' perfidamente è vero il Wsj fa le pulci al senatore dell'Illinois, snocciolando gli argomenti sui quali a suo avviso Obama si è allineato sull'attuale inquilino della Casa Bianca.
Il quotidiano cita per esempio la lotta contro il terrorismo internazionale, sostenendo che Obama ora appoggia posizioni vicine a quelle del vicepresidente Dick Cheney, auspicando regole di sorveglianza più severe.
Lo stesso vale pressappoco per l'Iraq. Obama, che in passato sosteneva il ritiro immediato (o quasi) dei militari americani una volta alla Casa Bianca, sarebbe pronto a modificare le proprie posizioni, dichiarandosi pronto a lasciare il paese mediorientale solo quando verranno realizzati progressi seri sulla riconciliazione politica interna, per non dare spazio all'offensiva del vicino Iran sciita.
Il Journal cita anche questioni economiche e di politica interna.
Obama non è più contrario come prima al Nafta, l'accordo di libero scambio nordamericano, e sembra aver fatto proprie le recenti prese di posizione dei giudici più conservatori della Corte Suprema degli Stati Uniti. Sia sulle armi, sia sulla pena di morte per gli stupratori.
04-09-2008












