La politica

Berlusconi preme per il DL intercettazioni. Scontro PDL-PD

03-07-2008

ROMA. Il premier Silvio Berlusconi è determinato a fare tutto il possibile per bloccare lo stillicidio delle intercettazioni. Compreso un decreto, se ce ne sarà lo spazio. E sarà già il Consiglio dei ministri di venerdì mattina quanto a valutare la possibilità di varare un provvedimento di questo tipo.
"Del decreto - spiega il parlamentare azzurro e avvocato del premier Niccolò Ghedini - parlerà il Consiglio dei ministri di venerdì. Si dovrà valutare se c'é lo spazio in Parlamento per la sua conversione in legge".
Uno spazio sia temporale che "diplomatico" visto che già la sola ipotesi di una mossa di questo tipo scatena il muro contro muro con l'opposizione che la bolla come "inaccettabile".
"Quello delle intercettazioni è il problema centrale - attacca il leader del Pd Walter Veltroni - di una persona sola e non di milioni di italiani. Continuo a pensare che il governo sbaglia le priorità".
Mentre il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, va giù più pesante: "neanche nel Ventennio Mussolini usò tale sfrontatezza nei confronti delle istituzioni democratiche". Non solo, l'ipotesi decreto è causa di forte malumore tra gli alleati di An e Lega. E, come se non bastasse, in tema di giustizia resta l'irritazione del Colle dopo le parole di ieri del premier a commento della lettera di Napolitano al Csm.
Insomma, il tema del decreto con tutto il suo coté, è quantomeno esplosivo. Berlusconi ne ha parlato ieri, in un incontro con il ministro Guardasigilli Angelino Alfano che nel pomeriggio, dopo un'audizione al Senato, ha confermato la linea del decreto: "la necessità e l'urgenza - ha osservato - specie dopo le ultime intercettazioni, credo che siano sotto gli occhi di tutti".
Detto ciò, ha puntualizzato "bisognerà valutare, e lo faremo nelle prossime ore, anche la praticabilità parlamentare in vista della gestione dei tempi per la pausa estiva".
Proprio questo argomento è stato anche il piatto forte del pranzo di lavoro che il premier ha avuto con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Un incontro nel quale il leader di An ha insistito con il Cavaliere sulla necessità di una maggiore "concordia istituzionale" ed ha espresso dubbi sull'ipotesi di un decreto che, dati i numerosi provvedimenti all'esame delle Camere da qui alla pausa estiva, probabilmente non potrebbe nemmeno venire convertito, anche se andrebbe subito in vigore, ma si trasformerebbe in un provvedimento "a perdere".
Fini, tra l'altro, è alle prese anche con la richiesta sempre più pressante da parte dell'opposizione di farsi da garante di un più sereno esame dei provvedimenti.
Ieri, in una lettera a quattro mani, Veltroni e il leader dell'Udc Pierferdinando Casini hanno chiesto al presidente della Camera, che sulla manovra, ma anche in vista dei prossimi provvedimenti, provveda a "salvaguardare in questo difficile passaggio il ruolo e la dignità del Parlamento, garantendo i tempi e le modalità necessarie alla Camera per discutere che riguardano da vicino gli italiani". Ed è chiaro che, nonostante i lavori di Montecitorio, si chiuderanno con tutta probabilità oltre l'inizio di agosto, l'arrivo di un altro decreto, quello sulle intercettazioni, non potrebbe che contribuire al rischio "ingorgo".
Per questo, ma non solo, anche il Carroccio è tiepido sull'idea del decreto che potrebbe inasprire ancora di più i rapporti con l'opposizione mettendo a rischio il federalismo. Tra l'altro, per fine luglio, è già previsto in Aula il "lodo Alfano", che ieri è stato firmato da Napolitano, mentre sta procedendo speditamente l'esame del decreto sicurezza, che contiene le norme 'sospendi processì bocciate ieri dal Csm.
Ieri, l'Aula di Montecitorio ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità al testo presentate da Pd e Idv e da mercoledì si passerà ai voti.