Adesso si teme una nuova escalation. Medio Oriente/Israele ripiomba nella grande paura
La paura è tornata a Gerusalemme, la città che per lunghi anni è stata la mira preferita del terrore palestinese. Questa volta si è trattato dell'attacco di un operaio, che si è lanciato con un trattore in Jaffa Street una delle vie più affollate del centro di Gerusalemme Ovest, travolgendo al suo passaggio pedoni, autobus e automobli. Jaffa Street costituisce, insieme alla via George V, il principale asso della città occidentale, cioè quella ebraica.
Il terrorista, Hussam Dwaiat, 30 anni, sposato con due figli abitava nel quartiere di Tzur Baher, nella Gerusalemme orientale, quella araba e lavorava in una società di costruzione israeliana. Dwaiat, che aveva precedenti penali, ha preso ieri un bulldozer del posto di lavoro e ha cominciato una corsa pazza per il centro della città uccidendo tre persone e ferendone più di settanta. Due soldati che si trovavano per caso nella zona insieme a un poliziotto sono riusciti a salire su mezzo e a uccidere il terrorista.
Quando la notizia è iniziata a spargersi, si sono verificate le scene tante volte viste dopo gli attentati. Nei caffé pieni di gente hanno acceso i televisori che trasmettevano le immagini del dramma e i telefoni cellulari hanno cominciato a suonare: amici e parenti si chiamavano a vicenda per controllare che tutti stessero bene. Ma passato il primo momento di rabbia, paura, angoscia, tutto è tornato alla routine. Perfino Jaffa Street è stata pulita e poche ore dopo l'incidente, praticamente non rimanevano tracce del terribile evento.
Gli abitanti di Gerusalemme hanno vissuto gli anni dell'Intifada - e prima ancora - tra l'angoscia e la rassegnazione ma da qualche anno la situazione era molto più tranquilla. Il 6 marzo scorso pero un attentatore è entrato in una scuola rabbinica e ha ucciso otto studenti.
Anche allora, come questa volta, il terrorista era un abitante di Gerusalemme Est e aveva una carta d'identità "blu", cioè aveva la cittadinanza israeliana. Gerusalemme orientale è stata annessata a Israele dopo la Guerra dei Sei giorni e a differenza degli abitanti della Cisgiordania e di Gaza, quelli della Città santa hanno diritto a prendere la cittadinanza israeliana e insieme a questa ottengono tutti i benefici che la legge dà ai suoi cittadini.
Proprio questo fatto ha suscitato reazioni molto dure da parte dei membri del governo israeliano che chiedono di rivedere la legge in modo di poter togliere certi diritti alle famiglie degli attentatori o di radere al suolo la casa dell'attentatore come si fa in Cisgiordania.
Si teme adesso una nuova ondata di atti terroristici benché non sia chiaro se si è tratatto di un atto individuale o se dietro l'attentatore ci sia un'organizzazione. Le Brigate dei liberatori della Galilea, un gruppo poco noto ha rivendicato l'attentato ma in Israele si tende a credere che il terrorista abbia preso l'iniziativa da solo. Hamas, il movimento islamico che controlla la Striscia di Gaza ha dichiarato che l'attacco era "la risposta naturale alle aggressioni israeliane".
Tuttavia, da quando, due settimane fa è entrata in vigore la tregua concordata con Israele, Hamas cerca di mantenere un profilo basso. I movimento islamico si è impegnato a non lanciare più razzi sulle cittadine del sud di Israele e in cambio il governo israeliano dovrebbe aprire i valichi per lasciar passare i rifornimenti per la popolazone civile.
La tregua funziona a stento però le due parti sembrano per ora interessate a rispettare l'accordo. Per Olmert, che ha perso il sostegno della gente, dei suoi alleati laburisti e di una parte del proprio partito, è importante continuare a lavorare sulle diverse questioni che sono all'ordine del giorno: la restituzione del soldato rapito Ghilad Shalit che si trova a Gaza, quella dei due soldati rapiti due anni fa in Libano e i negoziati con la Siria.
L'attentato di ieri non dovrebbe modificare le sue priorità.
21-06-2008









