Gli USA. "Abbiamo aiutato ma il merito è di Bogotà"
WASHINGTON. Gli Stati Uniti hanno ammesso di avere discusso per molto tempo con la Colombia l'operazione che ha portato alla liberazione dei 15 ostaggi in mano ai guerriglieri delle Farc ma sono stati ben attenti ad attribuire al presidente Alvaro Uribe e alle autorità politiche e militari colombiane tutto il merito per il successo della audace impresa.
La portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha comunque confermato che l'operazione ha ricevuto "qualche sostegno" da parte statunitense, cercando di non dare troppi dettagli. Una fonte della amministrazione Bush (in foto), che ha chiesto di non essere citata, ha ammesso comunque che l'intelligence Usa era riuscita negli ultimi giorni ad ottenere informazioni molto precise su dove si trovassero gli ostaggi tenuti prigionieri dai guerriglieri passando queste informazioni ai colleghi colombiani.
Tra gli ostaggi liberati vi sono anche Marc Gonsalves, Thomas Howes e Keith Stansell, i tre americani dipendenti della compagnia Usa Northrop Grumman che erano stati ingaggiati dal Pentagono per operazioni anti-droga sulla giungla colombiana quando il loro aereo era precipitato nel febbraio 2005. I tre erano stati catturati dai guerriglieri e lasciati in vita per essere usati come 'prigionieri di guerra' per un possibile scambio con membri del Farc arrestati dalle autorità colombiane.
I tre americani sono stati trasportati con un aereo militare Usa, dopo la liberazione, dalla Colombia alla base militare dell'Air Force Lackland, in Texas, dove sono stati subiti trasferiti al Brooke Army Medical Center, a San Antonio, per una serie di test sanitari per valutare le loro condizioni di salute. Almeno due dei tre ex ostaggi hanno problemi di salute, una malattia tropicale, dovuti alla loro lunga permanenza nella giungla in condizioni igieniche molto approssimative.
Ieri il ricongiungimento dei tre americani liberati con i familiari, trasportati in Texas, dopo cinque anni di prigionia. "Gli Stati Uniti hanno lavorato in cooperazione col governo della Colombia per alcuni anni, dopo la cattura degli ostaggi americani, per cercare di liberarli in un modo che non mettesse a repentaglio la loro incolumità. Per fortuna è proprio quello che è successo mercoledì", ha spiegato la portavoce della Casa Bianca.
"Eravamo consapevoli da tempo della operazione, fin dalla sua progettazione iniziale - ha detto ieri la Perino - Abbiamo dato aiuti specifici, ma non sono autorizzata a dare dettagli su questo. Il presidente Bush è stato sicuramente un grosso sostenitore di questa operazioné. Ma la Perino ha ribadito che "tutto il merito" per la liberazione degli ostaggi spetta alle autorità colombiane "perché sono state loro a concepirla e ad effettuarla, con un po' di aiuto da parte nostra".
La portavoce della Casa Bianca ha definito "una coincidenza" il fatto che il candidato repubblicano alla presidenza John McCain fosse in quel momento in Colombia. "Questa operazione era stata progettata da tempo - ha affermato la Perino- i colombiani sono entrati in azione quando hanno avuto informazioni di intelligence in grado di garantire il successo del piano. Niente mi lascia pensare che tutto questo possa essere collegato alla visita di McCain. Ripeto, una pura coincidenza".
04-09-2008












