Dall'Italia

Savoiagate/ Chiesto il rinvio a giudizio di Vittorio Emanuele

04-07-2008

ROMA. Due anni dopo il boom mediatico provocato dall'arresto del principe Vittorio Emanuele, l'inchiesta cosiddetta ‘savoiagate', condotta dalla Procura di Potenza, approda al giudice dell'udienza preliminare.
Il pm Henry John Woodcock ha, infatti, chiesto il rinvio a giudizio di Vittorio Emanuele e di un'altra dozzina di persone per il reato di associazione per delinquere finalizzata "a commettere più delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio, in particolare un numero indeterminato di delitti di corruzione e falso".
Vittorio Emanuele di Savoia, in particolare, è accusato di essere stato tra i promotori e organizzatori di una sorta di "holding del malaffare", impegnata nel settore del gioco d'azzardo, che avrebbe fatto ricorso ad operazione di corruzione per ottenere specifici "nulla osta" dai Monopoli di Stato per l'installazione di videogames.
L'organizzazione avrebbe anche favorito operazioni di riciclaggio in alcuni casinò di denaro proveniente da attività illecite. Tra gli imputati figurano alcuni periti che avrebbero redatto consulenze tecniche compiacenti sulla liceità di alcuni apparecchi di gioco, mentre sono ancora in corso indagini per identificare tre militari della Guardia di finanza che avrebbero preso una tangente per non denunciare fatti penalmente rilevanti.
Nel corso dell'inchiesta, la Procura di Potenza ha trasmesso a diverse autorità giudiziarie, competenti per territorio, specifici filoni d'indagine emersi durante le attività investigative, mentre, con il placet della Cassazione, è rimasta nel capoluogo lucano la vicenda relativa al reato associativo. Il prosieguo delle indagini svolto nelle altre sedi giudiziarie ha portato, in alcuni casi, all'archiviazione dei relativi procedimenti, in altri alla formulazione di richieste di rinvio a giudizio per alcuni indagati.
Alcuni atti dell'inchiesta, inoltre, sono finiti a Parigi: il ministero della giustizia italiano, su richiesta del pm Woodcock, ha, infatti, inoltrato a quello francese alcune intercettazioni che si riferiscono all'omicidio del giovane tedesco Dirk Hammer, ucciso nel 1978 all'Isola di Cavallo, in Corsica, da un colpo di fucile sparato dal principe Vittorio Emanuele.
Per la morte di Hammer, Vittorio Emanuele è stato assolto dalla magistratura francese dall'accusa di omicidio preterintenzionale. A proposito di quel processo - secondo il pm Woodcock - il principe, intercettato nel carcere di Potenza dopo l'arresto del giugno 2006, raccontò ad un altro detenuto: "anche se io avevo torto... devo dire che li ho fregati".
Dopo la morte di Hammer Vittorio Emanuele di Savoia era stato arrestato e detenuto in un carcere della Corsica, e poi era tornato libero. Nell'ottobre del 1989, dopo undici anni di istruttoria, la Chambre d'accusation di Bastia aveva rinviato Vittorio Emanuele alla corte di assise di Ajaccio per "lesioni e ferite volontarie che hanno procurato la morte non intenzionale" del giovane. Nell'aprile del 1990 la Corte di cassazione, accogliendo un ricorso del principe, aveva annullato la sentenza di Bastia e rinviato l'affare alla Chambre di Parigi.
Vittorio Emanuele ha sempre proclamato la sua innocenza, affermando di essersi recato su uno yacht alla ricerca di un suo canotto scomparso e di aver sparato un colpo in aria a scopo intimidatorio. Il colpo raggiunse Dirk Hammer, che era su un' altra imbarcazione.
Il giovane, ferito gravemente, morì pochi mesi dopo. Nel processo alla corte d'assise di Parigi, nel novembre del 1991, l'accusa aveva chiesto la condanna a cinque anni per Vittorio Emanuele, definendo il suo "un atto da teppista". Ma pochi giorni dopo il principe fu assolto definitivamente dall' accusa di omicidio preterintenzionale.
La magistratura francese, sulla base degli atti arrivati da Potenza, dovrà ora valutare un'eventuale riapertura dell'inchiesta sulla morte di Hammer.