Manovra. Fini replica a PD-UDC. Il parlamento non viene leso
ROMA. Il ruolo del Parlamento non è stato "leso" né è stata "menomato" quello dell'opposizione dall'anticipo della Finanziaria in un decreto a luglio. La risposta del presidente della Camera, Gianfranco Fini, alla lettera inviata mercoledì da Walter Veltroni e Pierferdinando Casini, non soddisfa i due leader di Pd e Udc, che insistono sui "rischi" di un Parlamento svuotato delle sue funzioni, compreso quello di assicurare alle opposizioni una tribuna concreta di critica e di proposta.
Alle lamentele di Casini e Veltroni di un aggiramento da parte del governo della sessione di bilancio, con tutte le sue garanzie per il Parlamento e le opposizioni, Fini risponde ammettendo che effettivamente con il decreto di luglio "il Governo ha inteso, innovando rispetto al passato, anticipare larga parte della manovra di finanza pubblica per l'anno 2009".
Tuttavia, si tratta di una decisione che va attribuita "alla responsabilità " del governo, e di cui "il Capo dello Stato ha preso atto, rilevando contestualmente la connessa notevole riduzione dei tempi rispetto a quelli garantiti ordinariamente per la sessione di bilancio e rappresentando l'esigenza che i lavori parlamentari fossero intensificati", come sottolineava la lettera di Napolitano del 25 giugno.
Insomma, è il senso del ragionamento di Fini, se anche il presidente della Repubblica che è garante delle istituzioni "ha preso atto" di questa innovazione, ora non si può certo rimproverare nulla al presidente della Camera. Fini ricorda anzi come nella conferenza dei capigruppo egli abbia disposto l'ampliamento dei tempi di discussione con lo slittamento di due giorni dei termini di presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio. E poi nel luglio del 2006 e del 2007, con Prodi al governo, sottolinea ancora Fini, la Camera ha vissuto analoghi ingorghi di provvedimenti. Insomma, conclude Fini, "il ruolo e la dignità del Parlamento nelle presenti circostanze non possono in alcun modo considerarsi lesi, né può ritenersi menomato il ruolo delle opposizioni".
Rimane il "nodo irrisolto del rapporto tra governo e Parlamento - aggiunge Fini - che si riproducono puntualmente in ogni legislatura e su cui è senz'altro necessario avviare una riflessione di sistema".
La precisazione non soddisfa Udc e Pd. Casini parla di "risposta burocratica e insoddisfacente": "'La risposta è incongrua - spiega - perché si paragonano cose diverse. Il Dpef degli anni scorsi, per ammissione dello stesso governo, non ha nulla a che fare con quello che è stato fatto con la triennalità dei provvedimenti di quest'anno".
Il Pd affida la risposta a Michele Ventura, ministro ombra per l'attuazione del programma e componente della commissione Bilancio: "Dobbiamo purtroppo ribadire che il rischio di ledere il ruolo del Parlamento è reale. C'é stata, infatti, quella notevole riduzione dei tempi rispetto a quelli garantiti ordinariamente per la sessione di bilancio, già segnalata dalla lettera del presidente della Repubblica del 25 giugno scorso, e ricordata dal presidente della Camera nella sua risposta".
Il problema non è solo di metodo. Il Pd vorrebbe dire la sua sui contenuti della manovra. Di fronte alle aperture del ministro Giulio Tremonti di ieri, Pierluigi Bersani ha replicato con un contro-appello, dichiarando il Pd pronto a "un confronto bipartisan" pur di avviare "una terapia d'urto" per evitare che l'economia italiana "entri in un ciclo recessivo".
Pd e Udc presenteranno i propri emendamenti al decreto-manovra, tra cui uno che prevede l'aumento delle detrazioni al lavoro dipendente per dare un pò di ossigeno a salari e consumi.
Intanto, Antonio Di Pietro non vuole rimanere escluso dall'asse parlamentare Pd e Udc: il leader di Idv, anzi, dice che per le opposizioni "l'unione fa la forza" e assicura che la manifestazione di piazza dell'8 luglio "non sarà contro il Pd".












