La città

Tony Avella, foto di Riccardo Chioni

Il consigliere comunale Tony Avella annuncia la sua candidatura a sindaco

di Riccardo Chioni

02-08-2008

LA SETTIMANA scorsa il consigliere comunale democratico Tony Avella, candidato allo scranno di primo cittadino della Big Apple, aveva ricevuto una dozzina di rose gialle da Hollywood. Sul biglietto che accompagnava l'omaggio floreale c'era la firma di Pamela Anderson, proprio lei, che esprimeva il suo vivo apprezzamento per la proposta di bandire le carrozze trainate da cavalli. "Spero proprio che riesca ad avere successo nel consentire a New York di seguire l'esempio di Parigi, Toronto e Pechino eliminando dalle strade le carrozze trainate da cavalli" scriveva la Anderson a nome anche dell'organismo People for the Ethical Treatment of Animals (Peta).
"Credevo fosse uno scherzo, ma mi hanno dimostrato che era vero" racconta Tony Avella ad America Oggi, che l'ha incontrato nel distretto di Northeast Queens che rappresenta in consiglio comunale, dove è stato eletto nel 2001, rieletto con grande sostegno nel 2003 e anche due anni dopo.
Avella è nato a cresciuto nel Queens, dove vive a Whitestone con la consorte Judith. Si è laureato all'Hunter College, viene da una famiglia di lavoratori originari dell'avellinese, i suoi genitori sono entrambi scomparsi, il padre morì quando aveva 17 anni. È stato il primo nella sua famiglia a studiare ed è stato anche il primo ad affacciarsi alla carriera politica. Sulle orme di altri italoamericani che lo hanno preceduto con brillanti carriere in politica, Avella mira ora alla poltrona di sindaco di City Hall, dove ha già ampia familiarità nell'ambiente dell'amministrazione municipale.
È di questi giorni l'allarmante previsione di un grande deficit nel bilancio di New York, lei ha già una sua strategia se sarà eletto sindaco?
"C'è una serie di cose che farei. Prima di tutto, dato che siamo i cittadini più tartassati in questo Paese, ridurre le tasse è essenziale per migliorare l'economia. È stato stabilito e ci sono statistiche: quando si riducono le tasse, la gente spende quei soldi, compra cose, va fuori. Li fa girare insomma, crea più entrate, più lavoro e migliora la situazione fiscale. Quindi, questo sarebbe un primo passo. Il secondo passo sarebbe di eliminare milioni di dollari sprecati e già questo migliorerebbe le cose. La terza considerazione è che bisogna ragionare in maniera diversa quando si parla di entrate per la città: una delle soluzioni che ho proposto già da parecchio tempo è di legalizzare le scommesse sportive che adesso generano 300 milioni di dollari per la criminalità organizzata. La città può incamerare una grande quantità di entrate e allo stesso tempo si evitano profitti per la criminalità. Il procuratore distrettuale di Brooklyn, ad esempio, è d'accordo con me. Potrebbe aiutare il sistema scolastico, servirebbe a ridurre l'imposizione fiscale e a migliorare il sistema di trasporto pubblico".
A proposito di quest'ultimo, la Mta chiede nuovi aumenti delle tariffe, mentre il sistema della subway rischia di deteriorarsi. Quale la sua visione per far quadrare conti e servizi?
"La prima cosa in assoluto da fare è assumere il controllo dei nostri bus e della nostra subway. Credo siamo una delle maggiori metropoli del Paese a non avere controllo sul proprio sistema di trasporto. Attualmente è la Mta al comando, la city e il sindaco non hanno alcuna autorità. Il sindaco nomina un paio di rappresentanti in seno al board, ma non abbiamo alcun controllo dei nostri interessi. Sfortunatamente il consiglio comunale non ha ancora preso una posizione in merito alla mia proposta destinata ai legislatori statali di passare il controllo della Mta alla municipalità o di accomodare più rappresentanti al board".
Se sarà eletto, il candidato italoamericano erediterà un incombente, tribolato progetto: la ricostruzione di Groud Zero. Come intende gestire la situazione?
"È un disonore. A distanza di sette anni c'è ancora un grande vascone vuoto. L'edificio della Deutsche Bank è ancora lì come quello della City University danneggiato che deve essere demolito. Dobbiamo assumerci le responsabilità. Questo è un momento imbarazzante e il sindaco deve dire ai proprietari del terreno (il Port Authority, ndr): o realizzate i progetti adesso o prendiamo possesso del sito e li portiamo a compimento per conto nostro. Ci deve essere una leadership".
Avella si dice convinto che Bloomberg è indeciso in questo. "Avrebbe dovuto assumere una posizione decisa già da molto tempo, il sindaco è responsabile per ciò che avviene nella città e avrebbe dovuto dire allo Stato e al Port Authority: non posso più consentire che mettiate in imbarazzo New York e l'America".
Si augura che la comunità italoamericana dimostri nella cabina elettorale lo stesso entusiasmo con cui ha sostenuto la sua candidatura: "Ho fondato il primo caucus italoamericano del consiglio comunale e attraverso questo cerco di promuovere la cultura italiana e combattere la discriminazione che i media ancora riservano alla nostra nazionalità. Abbiamo avuto un governatore, un sindaco, il presidente del consigliere comunale di origine italiana, ma adesso abbiamo solo il procuratore statale. Credo che gli italoamericani risponderanno positivamente quando vedranno il mio nome sulla scheda. Sarebbe meraviglioso avere un sindaco italoamericano alla guida di New York City".
Tra le priorità di Avella figura anche il reclutamento di nuovi agenti per la forza di polizia che si è andata assottigliando sotto l'amministrazione Bloomberg. "Una città sicura attira turismo, ma se abbassiamo la guardia rischiamo di rovinare una cospicua fetta delle nostre entrate".
Gli amministratori pubblici, osserva Avella, hanno perso il senso della realtà della gente che ogni giorno si sposta, lavora e fa la spesa e si dice certo che non sanno cosa significa la vita di un cittadino comune. "Cosa ne sa Bloomberg quanto costa recarsi al lavoro? Quanto si spende per il lunch? Hanno perso il senso della vita comune quintidiana. Il sindaco è miliardario e per lungo tempo ha fatto credere ai newyorkesi che si recava in ufficio in subway e sono passati anni prima che venisse a galla la verità del Suv e della scorta di polizia. Il sistema inizia a traballare perché finora è stata eletta gente che non appartiene alla classe media e che di conseguenza non la rappresenta, mentre questa si va assottigliando".
Non ha intenzione di governare la città come fosse un business, sulla scia della scuola Bloomberg?
"Assolutamente no. Ci sono alcune agenzie che non possono essere gestite come un business, come l'istruzione pubblica, il futuro della nostra città. I nostri insegnanti, agenti di polizia e vigili del fuoco devono ricevere un salario adeguato. Non si può pagare un poliziotto 25 mila dollari all'anno, mentre quello rischia ogni giorno la sua vita. Bisogna trattare la gente con rispetto ed equità. Per me essere sindaco significa rappresentare i cittadini di New York e di fare il loro miglior interesse in qualsiasi occasione. Non ho mai preso decisioni basate sull'appartenenza politica, ma su ciò che credo più opportuno".