Benedetto XVI. Le Olimpiadi siano esempio di convivenza
BRESSANONE. "Rispetto della comune dignità" e "esempio di convivenza tra persone delle più diverse provenienze". Questo, nell'auspicio del Papa, dovrebbero offrire al mondo le Olimpiadi che si inaugureranno a Pechino tra pochi giorni. E Benedetto XVI augura "al Paese ospitante", agli organizzatori e agli atleti, che ognuno sappia incarnare il "genuino spirito olimpico".
Dalle montagne dell'Alto Adige dove sta trascorrendo le vacanze estive il Papa pensa alla Cina e le indirizza i suoi auspici, senza esplicitare né questioni come la libertà di stampa e i problemi ambientali del grande Paese asiatico, né il problema della libertà religiosa, o della mancanza di relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e Cina. Tuttavia le sue parole sono un segnale di interesse e di vicinanza, che sarà certamente valutato dal governo di Pechino, al centro della attenzione internazionale proprio per le Olimpiadi.
"Venerdì prossimo, 8 agosto - ha detto dunque il Papa dopo aver recitato l'Angelus - si apriranno a Pechino i giochi della XXIX Olimpiade. Sono lieto di indirizzare al Paese ospitante, agli organizzatori e ai partecipanti, in primo luogo agli atleti, il mio cordiale saluto, con l'augurio che ciascuno possa dare il meglio di sé, nel genuino spirito olimpico. Seguo con profonda simpatia - ha aggiunto il Papa - questo grande incontro sportivo, il più importante e atteso a livello mondiale, ed auspico vivamente che esso offra alla comunità internazionale un valido esempio di convivenza tra persone delle più diverse provenienze, nel rispetto della comune dignità. Possa ancora una volta lo sport - ha concluso - essere pegno di fraternità e pace tra i popoli".
Papa Ratzinger considera la Cina una delle priorità del suo pontificato: poco più di un anno fa, il 30 giugno del 2007, ha indirizzato una lettera al popolo cinese in cui ha sollevato il problema della libertà religiosa ma non ha accentuato le difficoltà tra Chiesa cinese ufficiale e chiesa cinese clandestina. La lettera è stata apprezzata anche dalle autorità civili. Fa parte dell'attenzione alla Cina, inoltre, la decisione papale di affidare le meditazioni della via Crucis di quest'anno all'arcivescovo di Hong Kong Joseph Zen, simbolo delle rivendicazioni cattoliche contro Pechino. Lo scorso maggio poi papa Ratzinger ha ospitato in Vaticano un concerto della Orchestra filarmonica di Pechino, intendendo questa come una occasione di incontro tra culture, al di là delle differenze, in spirito di amicizia. In occasione del terremoto che ha devastato in maggio il Sichuan e le regioni limitrofe, il Papa ha fatto ripetutamente sentire la propria vicinanza alla Cina; il 27 giungo invece, ricevendo in Vaticano i vescovi di Macao e Hong Kong per la visita "ad limina", ha auspicato che anche i vescovi della Cina continentale possano presto venire a Roma.
Con il Paese asiatico la Santa Sede non ha relazioni diplomatiche da quando il nunzio a Pechino fu costretto dai comunisti di Mao a fuggire a Taipei; la presenza di una sede diplomatica pontificia a Taiwan è evocata da Pechino come impedimento alle relazioni diplomatiche, benché il Vaticano a più riprese si sia detto disponibile a spostare l'ambasciata in tempi rapidissimi. Altra questione da risolvere sono le nomine dei vescovi, nelle quali il governo di Pechino vuole interferire: da tempo il Vaticano cerca di nominare presuli non invisi al governo, ma esige da questi la proclamazione esplicita della fedeltà al Papa, così che la divisione tra Chiesa ufficiale e Chiesa clandestina si sta superando e c'è una tendenza all'unificazione. Le Olimpiadi, vetrina internazionale per Pechino, sono comunque una scadenza troppo ravvicinata perché, come il governo cinese sembra sperare, si arrivi a relazioni diplomatiche.












