Sicurezza. Torino arrivano gli alpini e Tossic park si svuota
TORINO. Cinquanta tossicodipendenti identificati, alcuni dei quali fermati per ulteriori accertamenti, e tre arresti eseguiti. Non hanno perso tempo i primi venti alpini del 32/esimo Reggimento genio guastatori, assegnati al pattugliamento dei viali alberati di Tossic Park, a Torino, uno dei simboli della lotta alla criminalità ingaggiata dal governo con il decreto sicurezza. E sono già operativi, al Centro di identificazione ed espulsione, l'ex Cpt di corso Brunelleschi, anche i 76 soldati del primo Reggimento artiglieria.
Anfibi, tuta mimetica e norvegese in testa, sono scesi dalle campagnole, reduci dalle missioni in Afghanistan e nei Balcani, sotto il sole bollente del primo pomeriggio. E dopo meno di due ore erano già di ritorno dalla vegetazione del parco, 60 mila metri quadrati alla periferia Nord del capoluogo piemontese, con i primi identificati.
L'operazione, che è proseguita fino alle 20 di ieri sera, "si è svolta con linearità e serenità e si è conclusa con un risultato positivo", è il commento della questura di Torino che ha coordinato i militari nel primo giorno di pattugliamento.
"Professionalità che si aggiungono a quelle già in campo ogni giorno", sottolinea il comandante della compagnia carabinieri di zona, capitano Luigi Isacchini, che sovrintende i primi pattugliamenti sotto il comando del vicequestore Iolanda Seri, dirigente del commissariato del quartiere.
Tra i pochi pusher che hanno sfidato l'annunciato arrivo dei militari, due sono stati arrestati perché trovati in possesso di diverse dosi di hashish. L'altro arrestato, con l'accusa di favoreggiamento personale, è un tossico che ha cercato di avvisare gli spacciatori della zona dell'arrivo dei militari. Alla fine, lungo il fiume Stura ha resistito solo qualche tossicodipendente disperato.
"E dove potremmo andare se non qui?", si chiede con un filo di voce una ragazza pelle e ossa identificata dai soldati. "Non facciamo del male a nessuno", aggiunge un altro con i vestiti rotti e il volto scavato da anni di stenti.
Il più energico di loro, bandana rossa in testa e vent'anni di droga alle spalle, si chiede anche se i cittadini siano davvero contenti dell'operazione ‘strade sicure' iniziata ieri.
"Qui non ci vede nessuno - si lamenta - siamo lontani dagli occhi di tutti. Ci mandano via? Vuol dire che andremo da qualche altra parte, e non sono sicuro che la gente sia contenta di vederci girare per strada".
Una minaccia che preoccupa anche i comitati spontanei: "L'arrivo dei militari è un segnale d'attenzione importante - sottolinea Bernardo Muscariello, della consulta di quartiere Barriera Milano - ma non vorremmo ritrovarci gli spacciatori sotto casa. Bisogna tornare ad educare i giovani ai valori di un tempo e per questo - conclude - ci vuole anche una seria attività di prevenzione".
Federalismo. Berlusconi. L'ICI non tornerà.
07-09-2008












