Il fatto

Aids. Conferenza mondiale. Parla Clinton

05-08-2008

CITTÀ DEL MESSICO. Farmaci anti-Aids per tutti "il più rapidamente possibile": per Bill Clinton la corsa contro il tempo è decisiva per avere ragione dell'epidemia. L'ex presidente degli Stati Uniti lo ha detto ieri, nella prima giornata di lavoro della conferenza mondiale sull'Aids a Città del Messico, mentre davanti a lui sfilava pacificamente un gruppo di attivisti. Rendere disponibili prevenzione e farmaci in tutti i Paesi entro il 2010 è una promessa, ma "adesso - ha detto il padre della Fondazione Clinton - dobbiamo trovare urgentemente le strategie più efficaci per mantenerla. La ricerca è una priorità e va finanziata, ma da sola non basta".
Parallelamente, ha aggiunto, vanno ricostruiti i sistemi sanitari, rivisti i sistemi di assicurazioni sulla salute e i costi. "Finora, grazie all'impegno della Fondazione Clinton, della Fondazione Bill e Melinda Gates e del Fondo Globale contro turbercolosi, Aids e malaria siamo riusciti a portare i farmaci a tre milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo", ha detto l'ex presidente, ma le nuove infezioni continuano ad aumentare ovunque.
"I nuovi casi sono 50 volte più numerosi nei Paesi in via di sviluppo che nel Nord del mondo", ma anche i Paesi industrializzati devono affrontare nuove sfide. Una di queste, ha aggiunto, "é il riemergere delle infezioni da Hiv negli Stati Uniti".
Per Clinton è chiaro che nel Nord come nel Sud del mondo si devono mettere in atto tutti i diversi approcci disponibili per garantire la prevenzione e, parallelamente, vanno riorganizzati i sistemi sanitari.
Ha continuato impassibile il suo intervento, Bill Clinton, mentre davanti a lui sfilavano i senzatetto colpiti dal virus Hiv per chiedere una casa e il rispetto dei diritti umani. È stata una manifestazione pacifica, nella quale gli attivisti sono entrati in silenzio nella sala che ospitava uno degli interventi più attesi della conferenza mondiale sull'Aids di Città del Messico.
Sollevavano grandi teli bianchi con la scritta "persone con l'Aids senza casa, per favore aiutateci" in inglese e spagnolo.
Uno dei teli era rivolto verso Clinton che, proseguendo il suo discorso sulla strategia per combattere l'Aids nei Paesi in via di sviluppo, ha dedicato molto spazio all'America Latina. Soltanto alla fine dell'intervento di Clinton, una voce dalla sala ha gridato: "signor Clinton, ho bisogno di parlarle dello Yucatan!". L'attivista, che si stava avvicinando al palco, è stato bloccato.
"Nello Yucatan solo tre persone con l'Hiv hanno i farmaci", ha detto in seguito Manuel Gerardo Martinez ai giornalisti.
"Negli ospedali le liste d'attesa sono lunghissime, ma i farmaci non ci sono, la gente sta morendo. La responsabilità non è dello Stato dello Yucatan, che sta facendo l'impossibile, ma del governo federale messicano: non riusciamo a scuoterlo. Siamo messi nel calderone del Sud del Paese e dimenticati, ma abbiamo diritto alla salute come tutti gli altri".