Funerali con onori militari per il premio Nobel Aleksandr Solzhenitsin
MOSCA. Con una cerimonia solenne e onori militari alla presenza del capo dello stato Dmitri Medvedev, Mosca ha dato l'addio al premio Nobel Aleksandr Solzhenitsin, icona della dissidenza e considerato uno dei massimi scrittori della letteratura russa del XX secolo. Solzhenitsin, morto domenica scorsa all'età di 89 anni nella sua casa di Troitse-Likovo, alle porte della capitale, è stato tumulato nel cimitero del monastero di Donskoi dopo una solenne messa funebre alla quale hanno partecipato centinaia di cittadini e molti esponenti politici e dell'intellighenzia.
Per chi ricorda il regime comunista, la sua figura rimane un punto di riferimento: fu il primo, durante la cosiddetta destalinizzazione voluta da Nikita Krushev, a denunciare gli orrori dei gulag nel celebre romanzo 'Una giornata di Ivan Denisov', pubblicato a puntate dal giornale 'Literaturnaia gazeta'. Ma nel dopo Krushev, in un clima tornato estremamente rigido verso i dissidenti, lo scrittore rimase isolato. Non giovò alla sua posizione in patria il premio Nobel per la letteratura attribuitogli nel 1970.
Nel 1973, il Kgb, i servizi segreti sovietici, misero le mani sul dattiloscritto di quella che sarebbe stata la sua opera maggiore, 'Arcipelago Gulag', una testimonianza corale raccolta fra 200 detenuti sulle inumane condizioni dei campi sovietici. Arrestato e poi espulso nel 1974, fu privato della cittadinanza. Ortodosso praticante, monarchico, tradizionalista, non ebbe buoni rapporti con altri dissidenti, e scelse un solitario esilio nel Vermont, in Usa. Il padre della perestroika Mikahil Gorbaciov gli restituì a metà degli anni '80 la cittadinanza, ma torno' in patria solo nel 1994, dopo il crollo della odiata Urss. Critico verso il primo presidente post sovietico Boris Ieltsin, ammirava, ricambiato, il successore Vladimir Putin, che gli aveva conferito di persona a domicilio, nel giugno del 2007, il massimo riconoscimento russo, il Premio di Stato.












