Crisi tra Georgia e Russia. Lo “strappo” di Mosca
La Russia agli Usa: “Avete armato un avventuriero”. Medvedev pronto a riconoscere le repubbliche di Ossezia del Sud e Abkhazia. Tbilisi denuncia: “Violata la tregua”
MOSCA. La crisi georgiana è anche crisi profonda tra Russia e Usa. Aveva iniziato il presidente Usa, George W. Bush, con un duro discorso fatto per smentire, secondo gli osservatori locali, le critiche alle reazioni troppo 'morbide' per la discesa armata in campo di Mosca. Immediata è arrivata la replica del ministro degli esteri Serghei Lavrov, che ha accusato Washington di sostenere il presidente Mikhail Saakashvili come un "progetto virtuale" in chiave antirussa. Ieri sul sito del ministero degli esteri russo è apparso un invito agli americani ad "astenersi da azioni che potrebbero venire interpretate dalla dirigenza georgiana come un incoraggiamento alle sue ambizioni revansciste e condurre alla ripetizione di un tragico scenario", l'attacco contro l'Ossezia del sud.
Il comunicato va oltre: "Non possiamo dimenticare che la responsabilità di quanto è avvenuto ricade anche su chi, per realizzare i propri progetti politici, per molti anni ha armato e addestrato l'esercito georgiano, creando nel regime di Tbilisi un complesso di impunità e di onnipotenza". Lavrov ha rincarato la dose in una intervista alla radio Eco di Mosca: si è lamentato delle "insinuazioni" del segretario di stato Condoleezza Rice su presunte violazioni del cessate il fuoco da parte russa, e ha detto che Washington "sottovaluta l'avventu-rismo di Saakashvili". "Quando hanno cominciato a lavorare con l'esercito georgiano - sostiene il ministro - la Russia ha fatto presente il timore che quei soldati, addestrati ed equipaggiati, sarebbero stati utilizzati per soluzioni di forza nei conflitti etnici. Gli Usa hanno assicurato che non lo avrebbero permesso". Gli americani, ha ribadito Lavrov, devono scegliere fra il loro "piano virtuale" e la partnership con Mosca.
Al coro si è unito il presidente Dmitri Medvedev, che dopo aver ricevuto i leader serparatisti di Abkhazia e Ossezia del sud al Cremlino e avere aperto la porta al riconoscimento della loro indipendenza, ha stigmatizzato "i paesi che vendono armi a Tbilisi", che "dovrebbero assumere una posizione più costruttiva e aiutare la pace, non la guerra".
Spacconate, hanno reagito sprezzanti gli Stati Uniti che per bocca del segretario alla difesa Robert Gates hanno detto a chiare lettere che la crisi avrà profonde ripercussioni sui rapporti tra Mosca e Washington. " Gli Stati Uniti - ha affermato Gates - non vogliono un'altra Guerra fredda con la Russia, hanno mostrato finora pazienza evitando di rispondere alle provocazioni. Ma i rapporti sono probabilmente compromessi da questa crisi, per la quale occorre che ci siano conseguenze".
La stampa mo-scovita è compatta nel sancire la fine di un'amicizia ambigua e resa fragile in questi ultimi anni da una lunga serie di contenziosi che vanno dal ruolo degli Usa nelle 'rivoluzioni colorate' dell'ex Urss, il giardino di casa per la Russia, all'allargamento a est della Nato, al progetto di scudo spaziale americano in Polonia e Repubblica Ceca, alla moratoria russa sui trattati Cfe per le forze convenzionali in Europa, alla ripresa dei voli dei bombardieri strategici russi fino alle pretese di Mosca su una buona fetta della calotta polare.









