Obama e la "par condicio". La protesta dei Comites e la risposta di RaiItalia
Molto rumore per nulla. Siamo politicamente corretti e sereni sulla vicenda di Primo Piano. È questo il commento di Raitalia in merito alla presunta violazione della par condicio denunciata dal Comites di New York e Connecticut, secondo cui la diffusione della rubrica di approfondimento Primo Piano del TG3 lo scorso 12 agosto, dedicata al candidato democratico alla Casa Bianca, Barak Obama sarebbe politicamente incorretta.
Il polverone era stato sollevato nei giorni scorsi dal presidente del Comites di NY e CT, Quintino Cianfaglione con una email inviata al coordinatore dell'Intercomites Melo Cicala, su sollecitazione del presidente della commissione Comunicazioni del Comites, Angelo Vinciguerra circa la presunta violazione, chiedendo a Cicala di intervenire presso gli organi competenti.
"Rai International - si legge nella email di Cianfaglione - ha violato la par conditio favoreggiando il candidato Barak Obama dedicando un'intera mezza ora a suo favore senza mai parlare del candidato repubblicano John McCain. Chiediamo pertanto che il direttore Badaloni - sottolinea Cianfaglione - finisca con le sue ingiustizie premeditate, favoreggiando i suoi candidati preferiti, usando Rai International, creata per gli italiani all'estero e non per i suoi interessi personali. Il Comites di NY e CT chiede al direttore Badaloni di creare un documentario ugualmente distinto a favore del candidato McCain, che venga trasmesso al più presto possibile nell'interesse di tutti i nostri connazionali".
L'invito di Cianfaglione era stato raccolto da Melo Cicala che da Washington a sua volta aveva messo in circolazione un'altra email dai toni minacciosi in cui si legge, tra l'altro, "la trasmissione Primo Piano del 12 us in cui si è tanto parlato del candidato alla presidenza sen. Obama, è andata in onda in flagrante violazione della par condicio che non so come sia interpretata dalla Rai. Da quello che abbiamo osservato non ci risulta che entrambi i candidati - senatori Obama e McCain - abbiano avuto un trattamento che in nessun termine si possa definire di par condicio. Per il momento ci limiteremo al nostro dissenso e alla rigorosa protesta alle persone interessate, con particolare riferimento al direttore Badaloni. Tengo a far presente che i programmi Raitalia negli Stati Uniti sono sottoposti a licenza della FCC (Federal Communication Commission) che per una violazione simile a quella del 12 agosto rischia, oltre ad una grossa sanzione penuniaria, anche il pericolo di essere oscurata e di vedersi revocare la licenza. E basterebbe solo una semplice segnalazione - sottolinea Cicala - per far scoppiare un finimondo, cosa che per il momento ci asteniamo dal fare".
Le risposte dei colleghi di Cicala e Cianfaglione non si sono fatte attendere e, anche se solo attraverso telegrafici messaggi: approvo, d'accordo o sottoscrivo, giunti anche in redazione, si sono associati alla protesta Giovanni Zuccarello da Los Angeles, Cesare Sassi da Miami, Vincenzo Arcobelli da Houston e Mario Farina da Filadelfia. Alla protesta si è associata Silvana Magione, vice presidente del Cgie, la quale scrive "c'è un ulteriore problema da rilevare oltre a quello della mancata osservazione della par condicio. Da quanto scrivete il problema più grave starebbe nel fatto che uno strumento pubblico italiano di comunicazione ha in certo qual senso indebitamente interferito nel regolare svolgimento delle elezioni in un Paese estero, gli Stati Uniti, nel quale Rai Italia si rivolge non soltanto ai cittadini italiani, ma anche a cittadini americani di origine italiana e italofoni tout court".
La direzione di Raitalia ieri ha rilasciato ad America Oggi una dichiarazione per telefono, attraverso il reponsabile del palinsesto Massimo Maritan, sottoscritta dal direttore Pietro Badaloni che attualmente si trova in vacanza all'estero.
Maritan spiega che si tratta di una dichiarazione compresa in due punti. Primo: le osservazioni che sono state fatte sono pretestuose perché nei prossimi giorni è previsto uno speciale di Primo Piano su McCain. Secondo punto, il conteggio della par conditio va sempre considerato sul periodo medio. Quindi, le somme si tirano alla fine della campagna elettorale e ci sono due forme di garanzia: dentro la campagna elettorale Primo Piano si è occupata di tutti i candidati, quindi già la rubrica osserva di suo la par condicio. Rai International, che oggi si chiama Raitalia - mettendo in onda, sempre, sia il TG1, TG2 che TG3 che Italia News che è nostro - espone diversi punti di vista nell'allestimento del palinsesto e questo è appunto garanzia di esposizione di punti diversi".
Abbiamo chiesto a Maritan se la Rai è tenuta al rispetto della par condicio, anche in questo caso di politica estera. "No. Perché, se noi partiamo dal TG3 che è anche Primo Piano, rispetto al pubblico italiano, rispetto alla normativa italiana, non ha obbligo di par condicio sulle elezioni americane. Quello di Primo Piano era un programma per il pubblico italiano. Secondo aspetto: riprendere quel programma su Raitalia, se viene ripreso insieme ad altri programmi, TG1 con TV7, TG2 con i suoi speciali, nel contesto di queste riprese di programmi altrui, ha un risultato di par condicio, complessivamente.
Altrimenti - prosegue - dovremmo metterci a censurare i programmi dei colleghi, cosa che non possiamo fare. Quindi ne scegliamo alcuni e, nella scelta, garantiamo che tutti sono esposti: mettiamo Santoro e mettiamo Bruno Vespa, mettiamo TG2 e mettiamo TG3, gli speciali del TG2 e quelli del TG3. Questa è la par condicio che possiamo garantire: mettere un pò di tutto. Siamo molto sereni sulla faccenda. Il TG3 sta lavorando su McCain e ragionevolmente lo metteremo dopo il 30 agosto, solo perché è un problema di lavorazione e montaggio, tutto qui, è soltanto una questione di tempi".










