Libia. Berlusconi: da intesa vantaggi per nostre imprese
ROMA "Sembra una roba pazzesca, ma alla fine è un affare...". Il giorno dopo la firma dell'Accordo tra Italia e Libia, con Roma che si appresta a versare in 20 anni 5 miliardi di dollari di "risarcimentì alla sua ex colonia, il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli non ha usato giri di parole per svelare la soddisfazione del governo. Soddisfazione non solo per la cooperazione promessa dal colonnello Gheddafi nel contrasto all'immigrazione clandestina, ma anche per i nuovi orizzonti che si spalancano per le imprese italiane in un Paese, la Libia appunto, dove petrolio e gas abbondano e dove c'é tutto o quasi ancora da costruire. Ieri era stato lo stesso Berlusconi, da Bengasi, a sintetizzare i benefici che l'Italia avrebbe tratto dall'intesa faticosamente raggiunta con la formula "meno clandestini e più petrolio".
E ieri, ai microfoni del Tg1, il premier è tornato a battere sullo stesso tasto, con toni necessariamente diversi rispetto a quelli usati da Calderoli ma ricalcandone la sostanza: "Le nostre imprese - ha spiegato Berlusconi - potranno partecipare, magari anche con qualche vantaggio in più rispetto alle altre imprese, alle grandi opere che la Libia oggi può pensare di costruire per dotarsi di quelle infrastrutture che prima le sono mancate e che oggi - ha sottolineato - sono rese possibili dalla scoperta di giacimenti di gas e di petrolio".
L'Eni ha già blindato i suoi contratti di esplorazione e produzione su greggio e gas per altri 25 anni. Ma l'Italia in Libia non è solo petrolio. Nei settori ad alta tecnologia è presente con Agusta-Westland (fornitura di 24 elicotteri) ed Alenia (già conclusa una commessa di tre milioni di euro). Nelle telecomunicazioni con Sirti.
E ora si guarda alle infrastrutture, a partire da quella autostrada costiera di 1600 chilometri che attraverserà tutto il Paese dall'Egitto alla Tunisia per la costruzione della quale si investirà gran parte dei risarcimenti italiani. Ci sarà da battere la concorrenza delle aggueritissime imprese cinesi e tedesche, ma l'Italia ora, ha suggerito Berlusconi, parte favorita.
Tra i nodi ancora aperti c'é comunque ancora il risarcimento degli italiani che furono cacciati dal Paese nel 1970, subito dopo la presa del potere di Gheddafi: "Apriremo subito un tavolo di negoziato - ha assicurato in serata il ministro degli Esteri Franco Frattini -. C'é già una disponibilità libica, ad esempio, a risarcire al cento per cento quelle imprese italiane che hanno dei crediti che possono essere dimostrati. Ma noi - ha aggiunto il titolare della Farnesina, escludendo che a farsene carico sarà lo stato italiano - vogliamo che anche per quei crediti che non possono essere dimostrati totalmente la Libia dia qualcosa".
Ieri, intanto, l'agenzia ufficiale libica Jana ha diffuso i discorsi integrali pronunciati sabato a Bengasi dai due leader. E nelle parole di Gheddafi, oltre al ringraziamento verso l'"amico Silvio", si colgono riferimenti anche "a quegli uomini audaci che firmarono la dichiarazione congiunta del 2 luglio 1998, come Prodi, Dini, e D'Alema". Un riconoscimento per lo sforzo compiuto dai vari governi che si sono succeduti in questi anni in Italia, al di là del colore politico.
I quotidiani di Tripoli, dal canto loro, hanno esultato per la nuova "impresa" del colonnello, dedicando oggi titoli cubitali alle "storiche scuse" dell'Italia per la dominazione coloniale. Entusiasti anche i giornali algerini, che invitano la Francia di Sarkozy a fare lo stesso nei confronti dell'Algeria. In Italia, invece, si alza qualche voce critica. Così, se per l'europarlamentare della Lega Mario Borghezio il Berlusconi che si è recato "con il cappello in mano" da Gheddafi "non é stata una pagina dignitosissima", il radicale Marco Perduca del Pd accusa il Cavaliere di aver favorito "un dittatore".
Perplessità vengono anche dall'Udc; mentre il quotidiano dei vescovi Avvenire giudica positivamente l'intesa ma invita il governo italiano a vigilarne l'attuazione, in particolare sul destino dei migranti: bisogna evitare, scrive, che "le vittime del mare si trasformino, nel silenzio e lontano da ogni sguardo, in vittime del deserto".
ONU/ Pena di morte. Rinnovata la moratoria
21-11-2008












