Cultura

Cinema/ Venezia. Presentati al Festival "Vegas" e "Below Sea Level"

di Alessandra Magliaro

02-09-2008

VENEZIA. Ossessionata dai soldi, povera, desolata e quasi stracciona: è l'America contemporanea della crisi dei valori e della crisi economica e il cinema, non quello di Hollywood s'intende, prova a raccontarla. Due film a Venezia 65 (ancora senza distribuzione italiana) ossia il documentario di Gianfranco Rosi ‘Below sea level' (Orizzonti) e ‘Vegas: da una storia vera' di Amir Naderi (concorso), entrambi molto riusciti, ne sono un esempio e proseguono a comporre quel ritratto dell'America più desertica geograficamente e umanamente vista a Venezia in Burn after reading dei Coen e in The burning plain di Arriaga. Se lì erano Washington e il New Mexico qui sono il sud est della California sotto il livello del mare come recita il titolo del documentario e la Las Vegas ai margini delle luci abbaglianti dello Strip.
Vegas dell'iraniano Naderi, al quinto lungometraggio americano, è la capitale americana del divertimento raccontata dalla parte di una famiglia operaia che vive alla periferia e cerca, annaffiando il giardino che confina con il deserto, di dimenticare la crisi economica, l'ossessione del gioco e le tentazioni delle slot machine 24 hours dei cento casinò. Tracy (Nancy La Scala) cerca di tenere unita la sua famiglia, il marito operaio Eddie (Mark Greenfield), l'adolescente Mitch (Zach Tomas), curando maniacalmente la modesta dimora prefabbricata e il suo orto nella serra, risparmiando sulla luce e sulle vacanze. Un truffatore, nei panni di un marine reduce dall'Iraq, s'insinuerà nelle loro vite e come un diavolo tentatore le metterà a soqquadro facendo leva proprio sul denaro, ingannandoli e facendo credere loro che proprio sotto il giardino è nascosta una valigia con la refurtiva di una rapina milionaria del '65.
Tale sarà la potenza di questo dio mercenario da distruggere anche fisicamente la loro casa e le loro vite. Nessuno voleva finanziare questo film - ha raccontato Naderi - frutto della mia esperienza personale a Las Vegas. Ci sono stato due anni: non ci sono solo le luci, i colori al neon dei casinò e basta, ma c'è gente vera che vive lì. Ho vissuto al Motel 6 per se
V i mesi, andavo a giocare tutte le sere e così mi sono mantenuto. Sono stati proprio i miei compagni di gioco, gente del posto, gioco-dipendenti, che hanno finanziato questo film: tutti i soldi vinti finivano nelle riprese e quando si perdeva, quel giorno il film non si faceva .
La storia dunque è vera, il protagonista - ha spiegato il regista - credo sia ormai un ubriacone nel New Mexico, ma non è solo quella particolare di questa famiglia: è una storia che fa parte dell'America, non quella che ci descrivono i mass media o Hollywood. Las Vegas è un inferno, un incubo che amo .
Rosi, nazionalità italiana e americana, firma con Below sea lewel il suo primo lungometraggio, anche questo frutto dell'esperienza personale andando a film per quattro anni la vita di una particolare comunità ‘invisibile' che vive in una specie di terra di nessuno, 40 metri sotto il livello del mare, in una base militare dismessa a 250 km sud est di Los Angeles, senza acqua, senza elettricità e senza governo.
Alcuni di loro mettono in scena la propria vita: c'è Lily, medico, con una auto nuova, vestiti puliti e cura della propria persona. Racconta di aver perso lo status sociale per una causa per la custodia del figlio, poi negata. Ora abita in una roulotte ed è innamorata del colto Ken, ex seminarista che abita in questo luogo dimenticato da tutti, in un vecchio autobus rimesso a posto. Mike invece è un ex insegnante, intelligente, spesso ubriaco, ossessionato dalle mosche che chissà perché Noè fece salire sull'Arca dell'Alleanza. Wayne & Carol sono una coppia altalenante, sull'orlo dell'alcolismo, Cindy è in realtà un uomo, un veterano del Vietnam che vive come una donna, premurosa e civile, mentre Sterling è il postino dell'acqua, il più ironico di tutti. Non sono barboni, piuttosto persone che non si sono mai inserite veramente nei binari della società e che le leggi americane (o hai una residenza o dormi nei rifugi per i senzatetto) hanno tolto dai parchi di città e in qualche modo confinato ai margini.


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