Cinema/ Venezia."Birdwatchers" di Bechis terzo film italiano in concorso
VENEZIA. Momenti di commozione e lacrime oggi in conferenza stampa a Venezia per BirdWatchers - La terra degli uomini rossi di Marco Bechis con Claudio Santamaria e Chiara Caselli e alcuni degli indios del cast che si sono trasformati in attori per il terzo film italiano in concorso che si candida con forza ad un premio e che potrebbe piacere molto al presidente della giuria, Wim Wenders.
Le lacrime e la commozione sono innanzitutto quelle di una delle protagoniste indie, Eliane Juca Da Silva. Sono commossa - esordisce con le lacrime agli occhi e con voce rotta -, ma la mia presenza qui è una grande speranza. Non voglio giudicarvi, ma noi non abbiamo più foresta e abbiamo bisogno di cacciare e pescare e non c'è più nulla, non ci sono fiumi, non ci sono foreste. E non ci sono neppure opportunità per i giovani. Siamo essere umani come voi, utilizziamo i vostri stessi vestiti, ma i nostri capi religiosi no hanno neanche gli spazi per pregare. I fazenderos ci credono invasori, ma noi vogliamo solo la nostra terra .
La pellicola - nelle sale italiane da domani distribuita da Rai Cinema e da dicembre in Brasile - è ambientata nel Mato Grosso (Brasile) e narra del confronto-scontro tra i fazendeiros e gli indios che reclamano le loro terre. I primi possiedono campi di coltivazioni transgeniche e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli (birdwatchers) in villa con piscina; ai confini delle loro proprietà, gli indios vivono invece tutto il disagio di una integrazione mancata. I più colpiti sembrano i giovani, spinti spesso al suicidio. A un certo punto un gruppo di indios Guarani-Kaiowa, guidati da Nadio (Ambrosio Vilhalva) e da uno sciamano, si accampa ai confini di una proprietà per rivendicare, prima timidamente e poi con forza, la loro terra.
Chiara Caselli nel film interpreta la donna del fazendero che vive nella villa all'interno della proprietà insidiata dagli indios e conrollata da Claudio Santamaria, una sorta di spaventa-indios assoldato per contenere la protesta. E anche Vilhalva parla in conferenza stampa, il vero ispiratore del film di Bechis e a capo di un vero gruppo di Indios che sono riuscioti a rivendicare con difficoltà un pò di terra. I Brasiliani - esordisce - riescono a vederci solo attraverso i nostri suicidi. L'indio non ha nessun diritto e quando scopre questo è spinto ad uccidersi. Questi suicidi parlano, non c'è giustizia . E poi sempre l'indio, capelli lunghi e testa squadrata da vero cacique, dice: conoscevo un ragazzo di 19 anni che voleva suicidarsi perché aspettava un figlio e non sapeva come fare. Io gli dicevo di combattere di sperare, ma lui alla fine si è suicidato lo stesso .
Dice Bechis del film, applaudito con convinzione stamani alla prima proiezione stampa: non c'è stato bisogno di inventare granché, mi è bastato incontrare Ambrosio Vilhalva e parlare della sua storia. Sono scettico invece che qualcosa possa davvero cambiare in Brasile per gli indios. La potenza economica dell'agricoltura è troppo forte. Basterebbe dare solo il 20 per cento delle foresta agli indios per cambiare le cose. Ma non credo accadra mai












