La città

Lavoratori sfruttati nel Queens

di John Cappelli

02-09-2008

LA ‘JIN SHUN  INC'., è una delle migliaia di ditte del Queens indagate dal ‘Labor Department'di NewYork State nell'ambito dell'inchiesta sullo sfruttamento di lavoratori. Ieri, dopo 3 anni d'indagini, è stata riconosciuta l'accusa che, sin dal 2005, l'azienda ha derubato le sue  dipendenti, tutte immigrate cinesi,  di una somma pari a circa 3 milioni di dollari.  Il settore dell'abbigliamento al minuto e all'ingrosso, è soggetto a queste problema-tiche da sempre.Speciali società d'investigazione lavorano parallelamente  a quelle statali. Daniel Henkle, primo vicepresidente della ‘Gap Inc.,' dice: "abbiamo 80 ispettori che l'anno scorso hanno monitorato 1,879 fabbriche.".
Il Commissioner al Lavoro, Patricia Smith, commenta: "Sa quando  le violazioni sistematiche son diventate così sofisticate, dobbiamo affrontarle aggressiva-mente".Infatti pare che in Cina impartiscano corsi d'addestramento per imparare a raggirare i controlli statunitensi. La Jin Shun operava proprio in questo modo. È finita nel mirino dei controlli statali anche perchè era difficile accertare la reale proprietà aziendale.
Sono centinaia di migliaia le giovani cinesi (e latinoamericane) che subiscono abusi, come negli anni ‘20 lo furono le sartine in prevalenza ebree ed italoamericane. Lo stratagemma preferito da queste società senza scrupoli, è di cambiar spesso nome alle ditte, vista la confusione generata dai simboli scritti cinesi.  Un ispettore di Ma-cy notò, nel 2007, capi d'abbigliamento copiati dalle linee di Macy, in una sweatshop, e quando ne monitorò un'altra, vi trovò gli stessi capi. Verificò che si trattava della stessa ditta, che aveva semplicemente cambiato nome.
Lin Xue Jin, 44 anni, sartina di Manhattan, ci spiega come già nel 1998, quando arrivava l'ispettore, il suo titolare l'utilizzasse perchè dotata di parlantina, e come mentiva alle domande dei funzionari, su paga e ore di lavoro. "Vivevamo nel terrore di perdere il lavoro; se si diceva la verità, il titolare minacciava di chiudere: ‘vi mando tutte a battere  il marciapiede', diceva. La verità era - dice Lin - che lavoravo 16 ore al giorno pet 7 giorni, senza un soldo di straordinario. Spesso non  venivamo pagate per settimane. Un giorno chiuse senza preavviso, e scomparve".
Da ben 9 anni Lin e le sue compagne di lavoro sono in causa contro la ‘Liberty Apparel',  che aveva commissionato in subap-palto i capi da cucire - la gestione della Liberty sapeva tutto della situazione  perchè mandava i suoi ispettori a sincerarsi della qualità del manufatto - oggi però, dopo 9 anni in tribunale, la Liberty sostiene di non dover un centesimo a nessuno. Un espediente per non pagare straordinari, è di far punzo-nare il cartellino di lavoro più volte e pagarne  solo una. Chi subappalta si fa pagare, in questo caso dalla Liberty, tutto il lavoro prestato.
Un calvario questo che, milioni e milioni di sartine italoamerica-ne, sopportarono sin quando l'arrivo del sindacato, con Luigi Anto-nini (della Locale 89), dette loro una nuova dignità sul lavoro. Cosa che ben vorrebbero ottenere in Broo-klyn i dipendenti della ‘Agripro-cessors', azienda leader per la carne ‘kosher'; e che mantiene una situazione da ‘lavoro forzato nel porto di Brooklyn - tanto che quando i dipendenti hanno votato al 75% il sindacato Local 342 della UFCW, la ditta si è rivolta alla Corte Suprema per bloccarlo, malgrado il riconoscimento del NLRB (National Labor Relations Board). Se le sartine del Queens in lotta oggi sono tutte cinesi, i dipendenti della Agri processors sono tutti messicani.