Cultura

Venezia. Cinema. Portman: "Amo i film italiani". L'attice ha presentato il sul "Eve" nella sezione "Corti Cortissimi"

03-09-2008

VENEZIA Marco Bechis ha conquistato, tra gli altri, un'ammiratrice speciale: è Natalie Portman, la giovane diva (la bambina di "Léon" di Luc Besson), che alla Mostra presenta il suo esordio alla regia, "Eve", in Corto Cortissimo. "Ieri ho visto ‘Birdwatchers', e l'ho trovato un film fantastico, molto interessante, e anche a Cannes ho visto dei film italiani molto belli. Il vostro cinema è pieno di persone di talento, mi piacerebbe lavorare qui. Certo, non so l'italiano, ma sono abituata ad imparare", ha detto.
L'attrice - regista, che ha girato anche un secondo corto, incluso nel film corale "New York, I love you", in programma al prossimo festival di Toronto, in "Eve" ha diretto Lauren Bacall e Ben Gazzara, e racconta la storia della surreale serata passata da una ventenne (Olivia Thirlby) con la sua nonna ottantenne (Lauren Bacall) e l'aspirante fidanzato coetaneo, Joe (Gazzara), fresco vedovo.
"Mi sono ispirata a mia nonna, che vive a Cincinnati - spiega - ma ho soprattutto voluto parlare di tre generazioni di donne. Quella della nipote, cresciuta per essere una donna indipendente e libera, della nonna, di un'epoca in cui alle donne veniva insegnato che dovevano essere affascinanti per tenersi un uomo, ma anche quella di mezzo, hippy-femminista, della mamma.
Mi ha sempre affascinato il fatto che nonne e nipoti trovano più punti di contatto".
La Portman, che alle elezioni americane sostiene Obama, come attrice ha da poco finito le riprese di "Brothers", remake di Jim Sheridan del film di Susanne Bier, "Non desiderare la donna d'altri" e ha fra i progetti la trasposizione di un romanzo di Amos Oz, "Una Storia d'amore" e di tenebra. "Il mio passaggio alla regia l'ho visto anche come un lavoro ‘da grandi': le colpe sono sempre tutte del regista se le cose vanno male... ero un po' terrorizzata".
In una storia sul tempo che passa e i "non detto" familiari "sono stata attenta soprattutto ai personaggi, a renderli il più veri e strani possibile, come siamo tutti noi nella vita reale".
È stato fondamentale, per lei il rapporto con gli attori: "Ammiro Lauren Bacall da moltissimo tempo, il fatto che accettasse la parte è stata la realizzazione del mio sogno più folle. È fantastica, ha una tempistica comica eccezionale e una nota così pura nelle parti drammatiche. Dovrebbe lavorare di più perché ha ancora moltissimo da offrire. Ben è un attore ammirevole e un uomo fantastico. Conosceva Lauren da molto tempo ed era felice di poter lavorare con lei".
Nella regia l'hanno aiutata le esperienze fatte con tutti i grandi registi, con cui ha lavorato, da Mike Nichols a Wes Anderson, ma ha pensato soprattutto a Anthony Minghella: "È morto il giorno prima che iniziassi le riprese. Ero sconvolta, ma i miei amici mi hanno detto che il corto poteva essere il modo migliore di rendergli omaggio. È stato forse il più grande regista di attori, sul set sapeva il nome dei figli di tutti, trattava ognuno con grazia e gentilezza. Io ho cercato di fare come lui".
È in vista la regia di un lungometraggio? "Ci sto pensando, ma preferisco aspettare ancora un po'".