Dal Mondo

Bush con Gheddafi. Foto d'archivio

Gheddafi. "L'Italia non darà basi Nato-Usa contro di noi"

di Luigi Ambrosino

03-09-2008

ROMA. L'Italia si è impegnata a non usare e soprattutto a non concedere l'uso delle basi sul suo territorio alla Nato e agli Stati Uniti nell'ipotesi di una futura "aggressione" contro la Libia. Nel suo discorso di domenica notte a Bengasi, subito dopo la firma del ‘Trattato di amicizia e cooperazione' con l'Italia, il colonnello Muammar Gheddafi ha svelato davanti al parlamento libico alcuni retroscena e particolari in più dell'accordo appena siglato con il premier Silvio Berlusconi.
Parole che solo ieri l'agenzia libica ufficiale Jana ha diffuso sul proprio sito web e che Palazzo Chigi ha voluto subito circoscrivere, precisando i contenuti dell'accordo: "In relazione a quanto riportato oggi (ieri n.d.r.) dall'agenzia di stampa libica Jana circa il trattato firmato sabato scorso tra l'Italia e la Libia - puntualizza il governo italiano - si precisa che l'accordo fa, come è ovvio, salvi tutti gli impegni assunti precedentemente dal nostro Paese, secondo i principi della legalità internazionale".
Impegni che quindi, fa intendere Palazzo Chigi, comprendono quelli di ‘mutuo soccorso' sottoscritti con l'Alleanza atlantica. Insomma, chiarirà in serata anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, Italia e Libia si sono impegnate reciprocamente "a non esercitare azioni di aggressione", ma Roma "ha specificato con grande chiarezza che ci sono trattati internazionali multi-laterali che non possono essere rimessi in discussione".
Già lunedì erano stati diffusi alcuni passaggi del discorso di Gheddafi nei quali il colonnello aveva riferito che la Libia sarebbe stata pronta ad "azzerare" i rapporti con l'Italia se Roma non avesse chiesto scusa per il passato coloniale e risarcito "in maniera adeguata" il popolo libico. E la difficoltà nelle trattative durate anni sono state confermate dalle rivelazioni di ieri. Attorno all'articolo 4 del Trattato - quello appunto che nella sua formulazione recita "Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l'Italia non userà e non permetterà di usare il suo territorio per ogni (eventuale, ndr) aggressione contro la Libia" e viceversa - le diplomazie italiana e libica hanno trattato a lungo. Con Roma che voleva limitarsi ad escludere "atti ostili" dell'Italia contro Tripoli e i libici che invece insistevano per comprendere il riferimento a terzi, ovvero alla Nato e agli Stati Uniti.
La ragione l'ha spiegata proprio il colonnello: la Libia non vuole una riedizione dell' '86, quando aerei della Sesta flotta americana ‘'diretti - secondo il colonnello - con i radar da una stazione americana nell'isola di Lampedusa" bombardarono Bengasi. All'epoca ci fu una sterile reazione di Tripoli, che lanciò due missili Scud contro Lampedusa senza centrare il bersaglio. E ora i libici volevano essere sicuri che "né l'America né la Nato avrebbero usato ancora basi in Italia contro la Libia".
Per convincere i negoziatori italiani ad inserire l'articolo 4 nel trattato, ha concluso Gheddafi, "abbiamo detto che la questione altrimenti non sarebbe stata chiusa e che noi non avremmo mai perdonato l'Italia per quello che aveva fatto contro di noi". Interpellato dall'Ansa, un portavoce della Nato a Bruxelles si è limitato ad un ‘no comment' sulle parole di Gheddafi, spiegando che l'Alleanza non conosce al momento i dettagli dell'accordo italo-libico.
Anche gli Stati Uniti hanno spiegato di non avere informazioni di merito, ma per bocca del sottosegretario agli Esteri David Welch hanno promosso il patto siglato tra Roma e Tripoli come "uno sviluppo positivo che si inserisce nel nuovo sentiero di collaborazione intrapreso dalla Libia".
In Italia invece, il ministro degli Esteri ombra del Pd Piero Fassino ha bollato come "imbarazzata e reticente" la nota di Palazzo Chigi, invitando il governo a riferire in Parlamento: "Ci sorprenderebbe molto - ha avvertito Fassino - che ci siano accordi di quel tipo, perché non si conosce nella diplomazia e nelle relazioni internazionali un paese che rinunci preventivamente a decisioni che attengono alla sua sovranità e all'interesse nazionale. È incomprensibile stabilire oggi che non si concederanno mai basi alla Nato".
"Il governo non si oppone mai alle richieste di audizione in Parlamento", gli ha replicato Frattini. "È evidente che la precisazione di questa sera della presidenza del Consiglio chiarisce, e in questi termini - ha concluso - riporteremo in Parlamento".


Gli Stati Uniti
L'accordo con Tripoli un "successo fantastico"

WASHINGTON. "Un successo fantastico": in questi termini il Dipartimento di Stato americano ha accolto l'accordo raggiunto con la Libia che riapre in modo definitivo le relazioni diplomatiche tra i due Paesi. In una conferenza stampa convocata a Washington in occasione della storica visita del segretario di Stato, Condoleezza Rice a Tripoli, il sottosegretario di Stato David Welch, responsabile americano per il Nordafrica, ha spiegato che l'accordo quadro raggiunto con Gheddafi rappresenta per gli Stati Uniti "un avanzamento significativo delle relazioni in quell'area". "Gheddafi - ha detto Welch - si  adoperato in modo molto positivo dall'11 settembre 2001. E' vero che in passato le nostre relazioni non sono state buone. Ma adesso sono cambiate in modo sostanziale. Gli sforzi che sono stati fatti in tal senso sono rigorosi, bipartisan e importanti". Quello che ai tempi del presidente Reagan gli Usa definivano un 'mad dog' (cane pazzo) ora non esiste pi. Gheddafi  oggi per gli stati Uniti un uomo "di personalit e di esperienza". Se questo salto di qualit nei rapporti diplomatici  stato possibile,  perché "la Libia ha dato prova di non avere rapporti con il terrorismo, ha provato di non avere programmi per la diffusione di armi di distruzione di massa, ha influenze ed esperienze importanti in quell'area del mondo" ha detto Welch. Gli Stati Uniti sono 'lieti' di riconoscere e ratificare questo cambiamento e anche per gli Usa il nuovo corso con Gheddafi  da considerare "storico". Tanto pi se si pensa che risaliva al 1972 la rottura di ogni rapporto. Fu quell'anno che gli Usa ritirarono da Tripoli il loro ultimo ambasciatore. "Per noi questo accordo  un assoluto successo nell'ambito della nostra politica estera - ha detto Welch - che aiuter a incrementare i rapporti tra Libia e Stati Uniti anche in altre questioni specifiche. Il presidente Gheddafi, che io ho personalmente incontrato in pi occasioni, ha personalit ed esperienza. Sono molto fiducioso del fatto che sia soddisfatto dell'accordo raggiunto nell'interesse della Libia, cos come siamo convinti noi che l'accordo raggiunto sia negli interessi degli Stati Uniti". Anche se si tratta soltanto di un accordo quadro, nell'ambito della nuova cornice diplomatica "possono essere ora discusse questioni specifiche, sia di carattere politico Darfur e Sudan, sia di carattere economico. La Libia  forse un Paese piccolo dal punto di vista demografico, ma non lo  affatto dal punto di vista economico" ha detto Welch. Il Paese che dal 1979 era stato formalmente iscritto dagli Usa tra i Paesi sponsor del terrorismo e lo  rimasto fino al 2006, il Paese che per l'America  stato responsabile dell'uccisione il 21 dicembre del 1988 delle 269 persone che viaggiavano sul volo Pan Am 103, precipitato a Lockerbie in seguito a un'esplosione a bordo (nell'attentato morirono anche 11 persone a terra), quel Paese, la Libia, ha ora definitivamente voltato pagina. Forse non  ancora un Paese 'amico', ma ci manca poco.