Spagna. Per la prima volta lo status di vittime del franchismo
MADRID. A oltre 30 anni dalla morte di Francisco Franco e dall'inizio della transizione morbida verso la democrazia, nella Spagna del premier socialista José Luis Zapatero si sta infiammando il dibattito sui desaparecidos della dittatura e sulle vittime del franchismo.
A innescare dibattito e polemiche è stata l'iniziativa resa pubblica lunedi sera del giudice Baltasar Garzon, che ha disposto un censimento delle decine di migliaia di persone scomparse e/o uccise (le stime oscillano fra 40.000 e 100.000) per mano dei franchisti durante la guerra civile (1936-1939) e negli anni della dittatura (1939-1975) e delle innumerevoli fosse comuni sparse per tutto il paese. Ieri è inoltre giunta la notizia dell'imminente riconoscimento da parte dello stato di uno status di ‘vittima del franchismo', per la prima volta dalla fine della dittatura, a coloro che hanno subito la repressione del regime e ai familiari stretti dei giustiziati.
Il regolamento che sancisce lo status di ‘vittima' è stato ultimato dal ministero della giustizia. Ora deve essere sottoposto al consiglio di stato per l'ultimo via libera.
La "dichiarazione di riparazione e di riconoscimento personale" prevista dalla legge sulla ‘Memoria storica' approvata dal parlamento a fine 2007 per iniziativa dei socialisti è un riconoscimento soprattutto morale, che non fa scattare risarcimenti economici. Sarà però il primo dato dallo stato democratico a chi ha sofferto per i crimini del franchismo e alle migliaia di familiari dei desaparecidos che ancora oggi spesso non sanno in quale fossa comune siano stati gettati i loro cari.
La Spagna ha infatti pagato il carattere indolore della transizione della fine degli anni 1970 fra dittatura e giovane democrazia con un relativo occultamento dei dolorosi scheletri nell'armadio ereditati dal franchismo e dalla guerra civile.
La legge di amnistia del 1977 ha sancito la prescrizione per i crimini della dittatura. Alcune istituzioni della democrazia inoltre sono rimaste le stesse, a cominciare dalla prima: il capo dello stato è lo stesso re Juan Carlos, nominato suo successore dallo stesso Franco. E il dittatore continua a riposare indisturbato nel suo grandioso mausoleo dell'Escorial. L'iniziativa di Garzon, che entro la fine del mese deve decidere se dichiararsi competente, nonostante la legge di amnistia, per indagare sulle esecuzioni del franchismo quali crimini contro l'umanità ha cosi innescato controversie e polemiche.
Il leader del centrodestra Mariano Rajoy l'ha criticata, affermando che "riaprire le ferite del passato non porta da nessuna parte".
Il quotidiano conservatore El Mundo ha parlato di "truculenta garzonada" accusando il giudice - ritenuto non competente in base all'amnistia - di volersi fare soprattutto pubblicità. Critiche sono venute anche da altri giudici, che hanno contestato la legittimità della mossa.
Zapatero ieri si era limitato a esprimere "rispetto" per le decisioni della giuistizia. Ma oggi, davanti agli attacchi del centrodestra, due leader socialisti, il presidente del congresso dei deputati José Bono e il ministro degli interni Alfredo Rubalcaba sono scesi in campo in difesa di Garzon. Il primo ha difeso il diritto "giusto, lecito e comprensibile" delle famiglie dei desaparecidos del franchismo a "seppellire i loro morti", il secondo ha detto che non si tratta di aprire ma finalmente di "richiudere le ferite del passato".












