Frattini da Tbilisi. Impegno a non usare la forza
TBILISI. L'Italia sostiene l'integrità territoriale della Georgia ed è impegnata in prima fila nella soluzione della crisi nel solco della linea di "equilibrio" tra Tbilisi e Mosca tracciata dall'Ue: per questo è disponibile a partecipare ad una eventuale missione di "polizia civile" nella zona-cuscinetto tra Georgia ed Ossezia del Sud che spera possa essere approvata al Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue il 15 settembre a Bruxelles. Franco Frattini è volato ieri nella capitale georgiana nell'ambito di una missione che domani lo porterà anche a Mosca per cercare di avvicinare le parti ed ottenere il rispetto del piano di pace in sei punti stilato dal presidente francese di turno dell'Unione europea Nicolas Sarkozy.
Nei suoi incontri con il presidente Mikhail Saakashvili, con il primo ministro Vladimir Gurgenidze e con la collega degli Esteri Eka Tkeshelashvili, il capo della diplomazia italiana ha ottenuto l'assicurazione che la Georgia rispetterà il piano di Sarkozy anche laddove prevede il "non ricorso all'uso della forza" ed ha invitato i vertici delle istituzioni del Paese caucasico a non cercare "scorciatoie" nel processo di avvicinamento all'Unione europea e alla Nato. Avvicinamento, ha confermato comunque Frattini ricordando le conclusioni del vertice Nato di Bucarest dell'aprile scorso, che ci sarà, malgrado la Russia "non ne sia certo contenta". Certo, anche Tbilisi "deve fare la sua parte" nel consolidamento delle strutture democratiche, ma può essere certa di avere vicino l'Europa, che sta già pensando a misure - come un accordo sulla facilitazione nella concessione dei visti - per tenere agganciata la Georgia.
Durante la conferenza stampa con la Tkeshelashvili il titolare della Farnesina è tornato a rilanciare la proposta di tenere a Roma in novembre una conferenza sul Caucaso che possa essere di "dialogo e di riconciliazione". Una conferenza che, ad avviso di Frattini, potrebbe diventare l'occasione per discutere su un pacchetto di iniziative per sostenere "la vocazione europea della Georgia", che la Commissione europea potrebbe formulare entro la fine dell'anno per presentarla poi al Consiglio europeo di marzo 2009.
A frenare l'iniziativa è stata però la stessa Tkeshelashvili che - ai microfoni di Sky Tg24 - ha detto che "l'opzione preferibile" è una conferenza di donatori a Tbilisi. E "in questa situazione, in cui la Federazione russa ancora non rispetta gli accordi di cessate il fuoco" non vede l' "utilità di una conferenza in cui dovremmo essere tutti coinvolti". Certo, l'annuncio da parte dei russi di un ritiro delle loro truppe dal porto georgiano di Poti è stato salutato positivamente da Frattini; così come si guarda con fiducia alla missione di Nicolas Sarkozy, José Manuel Barroso e Javier Solana a Mosca l'8 settembre, "termine politico" per una piena accettazione del piano dalle parti. Ma l'urgenza in questo momento è il "ritiro delle truppe russe" da tutto il territorio georgiano e la difesa dell'integrità territoriale della Georgia, senza ovviamente, come ha ribadito anche oggi Frattini con i suoi interlocutori, isolare la Russia.
Della missione di polizia civile europea se ne comincerà a discutere già il 4 e 5 settembre ad Avignone nell'informale dei capi delle diplomazie dei Ventisette. Dovrebbe essere composta di 150-200 uomini, e Roma potrebbe mettere a disposizione fino ad una ventina di unità. Il ministro degli Esteri georgiano ha comunque confermato al titolare della Farnesina che la Georgia "apprezza e condivide" l'impegno italiano e il suo equilibrio. Così come ieri sera aveva fatto anche il presidente russo Dmitri Medvedev. Dal punto di vista bilaterale, poi, l'Italia ha confermato il suo contributo sulla ricostruzione delle infrastrutture distrutte durante la guerra. "Siamo stati i primi ad intervenire in termini umanitari e ora vogliamo che gli aiuti siano autorizzati in tutte le aree del territorio",ha detto il ministro.
Sul piano degli aiuti umanitari, l'Italia ha stanziato nel 2008 complessivamente un milione e 205 mila euro e nella delegazione italiana oggi a Tbilisi c'era anche il capo della Cooperazione allo sviluppo della Farnesina Elisabetta Belloni. Di concerto con l'Unhcr e con la Croce Rossa, ha spiegato Belloni, è stato allestito a Gori, uno dei luoghi più colpiti dalla recente crisi, il cosiddetto "campo Italia" in grado di fornire 10 mila pasti al giorno e di accogliere gli sfollati. La struttura rappresenta anche il punto di raccolta di tutti gli aiuti umanitari destinati alla regione.












