Dall'Italia

Dalla Chiesa. Il ministro Prestigiacomo nel 26.mo anniversario dell'assassinio. "La Sicilia non si è piegata alla mafia"

04-09-2008

PALERMO. L'antimafia di cui parla il presidente del Senato Renato Schifani "parte dalla base, attraverso la ribellione culturale e sociale, come ha fatto Confindustria Sicilia", che soltanto martedì ha annunciato di aver espulso dieci soci che non avevano denunciato le richieste di pizzo.
In via Isidoro Carini, davanti alla lapide che a Palermo ricorda il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo, uccisi il 3 settembre 1982, la seconda carica dello Stato rilancia la lotta dal basso: "La mafia si combatte anche con la trasparenza degli atti amministrativi, e non soltanto con le frasi ad effetto".
Poco più in là c'é il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, indicato da Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, come l'esempio a cui i sindaci dovrebbero ispirarsi. "Se io continuo a fare notizia perché dico che bisogna combattere i mafiosi - osserva Crocetta -, significa che questo in Sicilia non è il normale adempimento degli amministratori". Poi fa un appello ai suoi colleghi: "Basta coi protocolli di legalità, l'antimafia è una questione di sostanza".
Sarà vero, chiedono i giornalisti al capo della Polizia Antonio Manganelli, che in Sicilia ci sono politici che rispetto alla lotta contro la mafia hanno mani e piedi legati, come ha detto l'ex questore di Palermo Giuseppe Caruso poco prima di lasciare il capoluogo siciliano?
"La mafia - risponde Manganelli - ha contaminato tanti apparati della società. Oggi non è una setta segreta ma un'associazione che sempre più assume caratteristiche di criminalità organizzata, senza il fascino e la capacità di porsi come anti-stato".
Se il ministro per l'Ambiente Stefania Prestigia-como, intervenuta alla cerimonia, parla di una "Sicilia che non si è piegata alla mafia", come dimostra la vivacità di Confindustria, il senatore Carlo Vizzini (Pdl) invita i partiti a munirsi di un codice etico per ostacolare chi "cerca di farsi largo in politica per garantire interessi mafiosi".
Intanto, da Roma, in un messaggio inviato al prefetto di Palermo, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, definisce Dalla Chiesa "un servitore dello Stato che ha costituito un essenziale punto di riferimento per l'intera comunità nazionale". E il presidente della Camera Gianfranco Fini parla di "insegnamento prezioso" per affermare la legalità". Per il Guardasigilli Angelino Alfano, Dalla Chiesa "é un simbolo dello Stato contro l'antistato". Infine, Walter Veltroni auspica che il ricordo di Dalla Chiesa possa "rinnovare l'impegno antimafia".