La politica

Vertice PD. D'Alema: voglio dare una mano non fastidio

05-09-2008

FIRENZE. Massimo D'Alema torna a dirsi disponibile a rafforzare il vertice del partito "in un ruolo che spetterà al segretario decidere". E, mentre Franco Marini evidenzia l'esigenza di andare oltre un partito "fru fru" con un "gruppo di dirigenti autorevoli", la questione di una maggiore collegialità irrompe nel primo vertice del Pd dopo la pausa estiva con Piero Fassino, Anna Finocchiaro e Rosy Bindi che chiedono più collegialità. Un'esigenza che però, a quanto si apprende, non sarebbe sentita da altri perché, come spiega Antonello Soro, "il partito ha un governo forte".
Il Pd cerca la via dopo la pausa estiva. Nessuno, tranne gli ulivisti, vuole il congresso e nessuno sembra mettere in discussione la leadership di Walter Veltroni. Ma sono soprattutto due i consigli che da più parti arrivano al leader: un maggior decisionismo del segretario ed il coinvolgimento nel vertice di tutte le maggiori personalità, da D'Alema a Marini a Rutelli, che finora sono rimasti fuori, anche per scelta, dagli organismi di vertice, come il coordinamento ristretto e il governo ombra.
L'ex presidente del Senato sprona il segretario a un maggior decisionismo perché "quando ci sono le grane grosse" bisogna saper "mettere il petto avanti". Una richiesta, spiega il capogruppo alla Camera Antonello Soro a margine della festa del Pd, che "abbiamo fatto un po' tutti e Veltroni a Cortona indicherà come procedere".
Al tempo stesso, però, da più parti nel partito viene sollecitata la richiesta di collegialità. E anche ieri Massimo D'Alema si è detto pronto ad un maggiore impegno. "E' un momento difficile, tutti si devono dare da fare e io sono disponibile", ha ribadito l'ex ministro degli Esteri aggiungendo che la scelta del ruolo spetta a Veltroni e che lui "vuole dare una mano e non dare fastidio". E ieri, nella prima riunione del coordinamento, Fassino ha posto, a quanto si è appreso, il problema di "un metodo più inclusivo", che chiami a ruoli di comando le personalità più significative in vista di una stagione impegnativa per il partito, stretto tra tesseramento, un'opposizione serrata e la campagna elettorale per amministrative e europee. Esigenza che sarebbe stata avanzata anche da Anna Finocchiaro, che nei giorni scorsi aveva osservato che "il partito non c'é", e da Rosy Bindi ma che non avrebbe trovato una soluzione nel corso della riunione.
La disponibilità offerta da D'Alema "é positiva", osserva il veltroniano Giorgio Tonini. Ma altri dirigenti democratici sembrano gradire meno le valutazioni, anche critiche, che si sollevano dai big del partito.
"C'é bisogno _ osserva il vicesegretario Dario Franceschini _ che tutti si rimbocchino le maniche, a cominciare dai dirigenti nazionali, dedicando più tempo a lavorare e meno a criticare".
E a D'Alema che mercoledì, facendo sue le preoccupazioni dei militanti, aveva invitato a "darsi una mossa", replica: "Non solo i dirigenti nazionali ma anche le decine di migliaia di persone impegnate sul territorio si sono date una mossa". E su un vertice più robusto è netto anche Soro: "Il partito ha un governo forte, anzi da parte di molti viene il rilievo che sia troppo forte".