Un leone alla faccia da pugni di Rourke
Tornato dall'inferno e con la sua faccia da pugni dati e presi Mickey Rourke, ultima star Hollywoodiana credibile quando picchia qualcuno, e' il vero protagonista di The Wrestler, film che stasera ha vinto il Leone d'oro a Venezia '65. Un lavoro in parte autobiografico della vita spericolata dell'attore e firmato da un regista sulla carta meno adatto a fare un film del genere come Darren Aronofsky. Un visionario molto amato dai cinefili specie per 'Pi Greco Il Teorema del delirio' e che solo due anni fa porto' al Lido un non troppo amato e misticheggiante The Fountain.
Aronofsky sembra cosi' aver imparato la lezione e si porta a casa questo Leone d'oro. Intanto perche' Rourke e' piu' che mai credibile con il suo fisico di uno che non si e' mai davvero risparmiato (e non solo in palestra). Credibile insomma nel ruolo di Randy (ed esattamente Randy 'The Ram' Robinson) wrestler professionista di quelli amati da pubblico. Di quelli che vengono prima selvaggiamente picchiati dal cattivo di turno per poi puntualmente riscattarsi tra le grida di gioia dei loro fan. Ma Randy non e' piu' un ragazzo (''sono un vecchio dalla carne maciullata'' dice a un certo punto) e cosi' riesce a combattere solo nei fine settimana. E per il resto dei giorni si deve arrangiare. Pieno di additivi chimici (steroidi, ma anche coca e viagra) Randy non si puo' dire che abbia una gran vita. Passa il tempo in un locale dove ha stretto un'amicizia amorosa con Cassidy (Marisa Tomei), una spogliarellista, e ha anche una figlia Stephanie (Evan Rachel Wood) da cui si e' pero' allontanato da anni.
Quando dopo un combattimento senza esclusione di colpi (tra le armi usate anche una sparapunti) Randy si becca un infarto, lui neanche ci crede piu' di tanto. Lo ricoverano e sara' costretto a rinunciare ai suoi steroidi e anche purtroppo a combattere. Entra nella categoria dei loser, dei perdenti e cerca di ricucire con la figlia come di stringere il suo rapporto con la spogliarellista. A chi vuole torni a combattere con il cattivissimo Ayatollah, soprannominato 'La bestia del Medio Oriente', risponde no. Preferisce lavorare al banco gastronomia di un supermercato a servire prosciutto e pasta col pesto a pignole massaie. Ma con una deriva alla Rocky, arriva il suo riscatto per Rourke. Molla il supermercato e accetta la sfida con lo Ayatollah, una sfida che potrebbe essere mortale. Frase cult del film quella detta nel film da Randy, uno che e' amante del rock duro dei Guns N'Roses:''era bella la musica degli anni Ottanta, ma poi e' arrivato quel frocetto di Kurt Cobain e ha rovinato tutto''.












